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Il Natale nella cucina romana

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Il Natale nella cucina romana
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Il Natale è un’occasione per riunirsi in famiglia e condividere i piaceri della tavola

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Il Natale è un’occasione per stare in famiglia e condividere i piaceri della tavola. Pranzi e cene vanno preparati con cura e passione e, per questo motivo, si comincia già diversi giorni prima. Ma cosa troviamo sulle tavole dei romani?

La tradizione del cenone della vigilia e del pranzo di Natale esigeva che a tavola ci fosse rigorosamente il pesce, preferibilmente di piccola taglia. Solitamente, nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre, i romani si recavano al cottio, il mercato del pesce che nella Roma Papale si svolgeva al Portico d'Ottavia nell'antico Ghetto ebraico. In seguito, Papa Pio VII lo trasferì in una pescheria in via delle Coppelle, dove rimase sino all'Unità d'Italia, quando si spostò a via di San Teodoro, tra il Palatino e il Circo Massimo, e poi nel 1927 ai Mercati Generali. Il cottio sopravvisse alle vicissitudini storiche di Roma, divenendo nel tempo un evento di costume che richiamava viaggiatori illustri, gentiluomini e dame in abito da ballo.

La tradizione del cenone e del pranzo di Natale è rimasta viva nelle famiglie romane e, andando a rispolverare i menu tipici delle feste, scopriamo come il pesce e le verdure di stagione sono ancora oggi i protagonisti indiscussi a tavola, accompagnati dai deliziosi dolci natalizi.

Il menu del cenone è solitamente composto da un antipasto a base di gamberetti sgusciati, polipetti, anguilla marinata e sottaceti; un primo piatto che consiste in brodo d'arzilla e spaghetti con le vongole veraci; un secondo con pesce arrosto o gamberoni sgusciati, accompagnati dagli immancabili contorni fritti rigorosamente cavolfiori o broccoli, carciofi, filetti di zucchine, gobbi, filetti di baccalà, patate, mele e ricotta.

La cena si conclude con mandarini, arance, clementine, frutta secca, noci e nocciole, e poi i dolci tradizionali come il pangiallo ed il torrone.

Il 25 dicembre, la tradizione impone un menu non meno ricco: stracciatella o cappelletti alla romana in brodo, seguiti dal cappone in brodo con una salsa aromatica a base di prezzemolo, acciughe, aceto, capperi, aglio mollica di pane e olio; le cotolette d'abbacchio impanate ed accompagnate dal fritto vegetale, dalla cicoria ripassata in padella o dai gobbi lessati e ripassati nel burro e parmigiano. E per finire, frutta di stagione e dolci tradizionali. Un tempo acquistati nelle storiche pasticcerie Scurti di piazza San luigi ai Francesci, Panelli alla Dogana Vecchia, Loreti a Strada Papale e Giuliani a Teatro Valle, questi dolci sono oggi molto rari: il pangiallo ed il torrone. Il pangiallo romano, in particolare, ha origini antiche, che risalgono alla Roma imperiale. Si usava preparalo e distribuirlo nel giorno del solstizio d’inverno come buon auspicio per il ritorno delle lunghe giornate di sole.

Scopri qui la ricetta tradizionale di Ada Boni.

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immagine copertina 
Torrone e frutta secca
Modificato da redazione 

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