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Luglio a Roma. Appuntamento con la tradizione (di ieri e di oggi)

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Luglio a Roma. Appuntamento con la tradizione (di ieri e di oggi)
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Oltre che dei suoi monumenti, dei suoi palazzi e delle sue chiese, una città è fatta anche dei riflessi delle sue storie e della vita che la attraversa. Una vita che, a Roma, è sempre stata scandita da riti, feste, ricorrenze, anniversari, celebrazioni: un fitto calendario di appuntamenti fissi che, con il loro carico di tradizioni, rappresentavano un’occasione di riflessione, tanto religiosa quanto civile, di incontro, condivisione e divertimento, stagione dopo stagione.

Se alcuni, come si dice, non hanno resistito all’oblio del tempo o hanno perso parte di quel senso di perfetta meraviglia che sapevano regalare ai romani e ai tanti visitatori della città, altri godono ancora oggi di ottima salute e si sono persino arricchiti di nuovi elementi. E altri ancora, anche se nati in anni più recenti, sono ormai entrati a pieno titolo tra le “tradizioni” moderne e contemporanee della città.

Così, per vivere appieno Roma e sentirsi dentro la sua storia, mese per mese vi raccontiamo alcuni dei giorni e dei momenti speciali della città, di oggi e di ieri, gli appuntamenti più sentiti o attesi, o anche semplicemente più curiosi.

Giochi di Apollo, 6-13 luglio

Che Apollo, il dio che guida il carro solare, venisse celebrato sotto il sole fortissimo di luglio sembra in qualche modo scontato. Ma tutto in realtà ebbe inizio nel 212 a.C., nel pieno della seconda guerra punica, quando gli oracoli consigliarono ai Romani di chiedere l’aiuto divino per cambiare l’inerzia della guerra contro Cartagine. Perché il rimedio si dimostrasse efficace ci volle ancora una decina di anni: nel frattempo, però, i Ludi Apollinares avevano riscosso un tale successo di pubblico che si cominciò a celebrarli ogni anno. A partire da Augusto, che aveva scelto proprio Apollo come suo nume protettore, divennero anzi i ludi più importanti del calendario romano. Le celebrazioni arrivarono così a durare anche otto o nove giorni: si svolgevano per lo più al Circo Massimo dove, come da tradizione, i riti sacrificali erano seguiti da spettacoli teatrali, corse di cavalli e battute di caccia. L’ultimo giorno si celebrava anche la dedica del primo e antichissimo tempio di Apollo a Roma. Calura permettendo, ne possiamo ammirare ancora oggi i resti tra il Teatro di Marcello e il Portico di Ottavia. Nel chiostro della chiesa di Santa Maria in Campitelli è poi visibile una parte del basamento, con muri lunghi ben 13 metri, mentre una sala della Centrale Montemartini ospita la ricostruzione del suo meraviglioso frontone.

San Camillo de Lellis, 14 luglio

Irrequieto, rissoso, con il vizio del gioco e la vita disordinata dei soldati di ventura, nei suoi primi 24 anni di vita Camillo non è quello che si dice uno stinco di santo. Poi, nel 1575, viene illuminato dalla grazia di Dio e decide di abbracciare la vita religiosa. Ma è un’ulcera cronica a un piede a scrivere il suo destino: per curarsi, torna una seconda volta a Roma, nell’ospedale di San Giacomo degli Incurabili dove era già stato nei suoi anni scapestrati, e qui comprende ed elabora in termini definitivi la sua vocazione, che lo porterà a essere ricordato come il primo grande riformatore della professione infermieristica e dell’organizzazione assistenziale. Da quel momento si dedica infatti anima e corpo alla cura dei malati più gravi e bisognosi e all’assistenza dei moribondi, negli ospedali di San Giacomo e di Santo Spirito in Sassia, fondando nel 1582 la Compagnia dei Ministri degli Infermi, elevata a Ordine qualche anno più tardi. Quando muore, il 14 luglio del 1614, viene sepolto presso l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria Maddalena, attigua alla casa generalizia dell’Ordine, dove tuttora riposa. E dove, fino all’inizio del Novecento, i romani si recavano ogni 14 luglio per ricevere una speciale acqua benedetta, corretta con una minima quantità di polvere ricavata dalla tomba del santo e in grado di curare ogni genere di male.

La Madonna del Carmine e la Festa de Noantri, dal 16 luglio

Storia, fede, arte e una tradizione popolare di lunghissimo corso. Siamo intorno alla metà del Cinquecento e al porto di Ripa Grande è appena approdata una grande statua di legno trovata nei pressi della foce del Tevere: raffigura la Madonna e i marinai la affidano alle cure dei carmelitani della chiesa di San Crisogono a Trastevere. Collocata su una imponente “macchina” barocca e ricoperta di gioielli e abiti preziosi, la “Madonna Fiumarola” viene così portata in processione per le strade del rione, almeno a partire dal 1603, in occasione della festa liturgica della Madonna del Carmelo (o del Carmine), cui i carmelitani erano devoti fin dal lontano XIII secolo. Passano i secoli e la statua viene trasferita prima a San Giovanni dei Genovesi e poi, all’inizio del Novecento, nella chiesa di Sant’Agata, da dove ancora oggi esce solo una volta all’anno, il sabato successivo al 16 luglio. Intanto però, dal 1927, la ricorrenza acquista anche un’impronta più festaiola e profana con l’istituzione della “Festa de Noantri”, ovvero “di noi altri” – una locuzione che testimonia il senso di appartenenza degli abitanti del rione a quella Roma oltre il Tevere fisicamente e caratterialmente distinta dal resto della città. Anche se in tono minore rispetto al passato, ancora oggi le strade di Trastevere si animano di bancarelle, mercatini, osterie aperte a tutti i passanti, manifestazioni e teatri ambulanti. Il cuore della festa rimane però religioso e ogni anno la venerata immagine viene portata più volte in processione, prima fino a San Crisogono, dove rimane otto giorni, poi per le vie del fiume dal quale riemerse e infine, dopo una notte di veglia e di preghiera nella basilica di Santa Maria in Trastevere, di nuovo fino a Sant’Agata.

Il bombardamento di San Lorenzo, 19 luglio

Nel pieno dell’estate del 1943, mentre Mussolini è a Feltre per incontrare Hitler, Roma si risveglia bruscamente dall’illusione di essere inviolabile. Alle ore 11 del 19 luglio, i bombardieri americani volano sui cieli del quartiere di San Lorenzo, e poi nelle zone limitrofe, sganciando in poco più di due ore oltre 4mila bombe. Colpiscono lo scalo merci e gli snodi ferroviari, ma a pagare dazio sono anche l’antica basilica di San Lorenzo e le tombe del cimitero del Verano, mentre tutto intorno crollano palazzi e le strade si riempiono di voragini: oltre 1.500 persone perdono la vita e non si contano feriti e sfollati. Solo sei giorni dopo, nella notte tra il 24 e il 25 luglio, la riunione del Gran Consiglio a Palazzo Venezia sancirà la fine del regime fascista ma fino alla liberazione di Roma, il 4 giugno dell’anno successivo, la città sarà ancora colpita dal cielo per oltre 50 volte. Nessun bombardamento impressionò però tanto la popolazione come quello su San Lorenzo e la sua ricorrenza è stata oggetto di un ininterrotto flusso commemorativo, con cerimonie ufficiali cui partecipano le autorità cittadine e iniziative organizzate dai comitati e dalle associazioni di quartiere. Nel parco su via Tiburtina un monumento ricorda i tanti caduti, mentre la statua in bronzo sul piazzale antistante la basilica rievoca la visita di Pio XII che per primo, mentre erano ancora in corso le operazioni di soccorso, arrivò senza scorta nel quartiere devastato per abbracciare simbolicamente i romani.

Sant’Anna e la processione delle panze, 26 luglio

Raccontano i vangeli apocrifi che fu un angelo ad annunciare alla futura nonna di Gesù la grazia di una gravidanza in tarda età ed è per questo che, oltre a essere titolare di svariati patronati, Sant’Anna viene tuttora invocata come protettrice delle donne incinte. Nel mondo occidentale, il suo culto si andò affermando con una certa gradualità ma a Roma la troviamo già raffigurata nel V secolo nei mosaici dell’arco trionfale di Santa Maria Maggiore e poi, due secoli dopo, tra gli affreschi di Santa Maria Antiqua. Da sempre devotissimi a Sant’Anna erano anche i palafrenieri pontifici, gli antichi responsabili delle scuderie papali: quando nel 1378 si riunirono in una confraternita, la scelsero quindi come loro patrona, intitolandole poi la nuova chiesa realizzata per loro dal Vignola nel Cinquecento. E sotto l’egida dei palafrenieri, il 26 luglio, in occasione della festa liturgica della santa, si svolgeva una delle processioni più curiose della Roma papalina: la processione delle panze, delle pance, una romanissima sineddoche per le donne prossime al parto. Al rullo dei tamburi, la processione muoveva solennemente dalla chiesa di Santa Maria in Campitelli, aperta dai confratelli a cavallo con i loro stendardi. Le donne seguivano a piedi insieme ai “laternoni”, gli addetti al trasporto delle lanterne processionali. Portate a spalla, chiudevano il gruppo le pesanti statue con la Vergine e Sant’Anna, oggi nella chiesa di Santa Caterina della Rota. Poco prima di arrivare a destinazione nella chiesa dei palafrenieri, quando la lunga fila giungeva sul ponte Sant’Angelo, il cannone di Castello salutava il corteo con un colpo a salve. Avvolte in manti che ne coprivano il viso (da cui il nome di ammantate), le partecipanti ricevevano inoltre un dono speciale: una candelina benedetta che, accesa all’inizio delle doglie, avrebbe facilitato e reso più rapido il parto, auspicabilmente “entro la durata della candela”.

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