
La mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere - a cura di Luca Mercuri, direttore dell’istituto, e di Mario Scalini, studioso di armi antiche e già dirigente del Ministero della Cultura - allestita nelle sale del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, nasce dalla volontà di riportare alla luce un importante patrimonio conservato per lungo tempo nei depositi del museo. Dopo una lunga campagna di ricognizione, studio e restauro, infatti, una prima selezione delle armi storiche di Castel Sant’Angelo è ora nuovamente fruibile da parte del pubblico.
In occasione della mostra, le armi tornano negli ambienti che furono allestiti come Armeria agli esordi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, restituendo così a questi spazi una funzione strettamente legata alla storia del Castello e delle sue collezioni. Eretto infatti come mausoleo dell’imperatore Adriano e trasformato nei secoli successivi in fortezza, residenza papale, prigione di Stato e presidio militare per poi diventare Museo Nazionale nel 1925, Castel Sant’Angelo è il luogo per eccellenza per accogliere queste collezioni che si sono formate nel corso del Novecento attraverso acquisizioni, donazioni e trasferimenti da altri istituti. Tra gli apporti più significativi figurano la raccolta del collezionista Umberto Zanvettori, acquisita nel 1927, i pezzi provenienti dal conoscitore Remo Fedi negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e numerosi manufatti giunti da Palazzo Venezia, dal Bargello, dal Museo Artistico Industriale di Roma e da Capodimonte.
Il percorso espositivo, che si articola in sei sale, attraversa oltre un millennio di storia, suddiviso per temi ed epoche: il mondo eroico medievale, i grandi committenti del Rinascimento, le corti e le marine del Seicento, la rivoluzione delle armi da fuoco. Tra i pezzi che i visitatori possono ammirare lungo il percorso, spiccano, tra gli altri, gli elmi corinzi del VI e V secolo a.C., che sono tra i reperti più antichi esposti; l’elmetto con visiera a ventaglia forse appartenuto a Roberto Sanseverino, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia caduto a Calliano nel 1487, presentato accanto a una riproduzione della sua lastra tombale conservata nel Duomo di Trento; una rara Hakenbüchse tedesca del primo Cinquecento, tra le prime armi da fuoco destinate a trasformare le tecniche di guerra; le armature legate alle grandi dinastie italiane, tra cui il corsaletto da barriera del cardinale Odoardo Farnese attribuito al famoso armoraro Pompeo della Cesa e il morione della guardia personale di Pierluigi Farnese. Nella sezione dedicata alla tradizione Medici ricordiamo, invece, grazie al prestito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il ricongiungimento di un petto con la croce di Malta a due pregiate manopole della collezione di Castel Sant’Angelo riconosciute e restaurate come parte di una medesima armatura realizzata per il giovane Giovan Carlo de’ Medici (1611–1663), presentata in dialogo con il suo ritratto proveniente dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi.
Non mancano inoltre le armi utilizzate dalle milizie pontificie, fino ad arrivare alla scatola del revolver donato nel 1864 a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice inglese Caroline Giffard Phillipson, testimonianza della grande ammirazione che la figura di Garibaldi suscitava nel mondo anglosassone.
I restauri – condotti da Merj Nesi per l’occasione e, precedentemente, da Antonio Mignemi, Nicola Salvioli e Mari Yanagashita – hanno consentito il recupero di nuclei di grande pregio, dei quali è stata ricostruita la provenienza, restituendo alle raccolte di Castel Sant’Angelo un grande e significativo rilievo.
Foto: locandina ufficiale della mostra
Informazioni
Dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)
Chiuso il lunedì.
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