
La Galleria Borghese, nel 450° anniversario dalla nascita di Marcello Provenzale da Cento (1576-1639), dal 17 marzo al 10 maggio 2026 ospita la mostra Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese, realizzata in collaborazione con la Pinacoteca Civica “Il Guercino” di Cento, che riporta al centro dell’attenzione la figura di questo grande artista, protagonista della rinascita del mosaico nella Roma di papa Paolo V, uno dei momenti più alti dello sviluppo di questa forma d’arte tra Cinquecento e Seicento.
Marcello Provenzale da Cento infatti, nel contesto della cultura artistica della Roma dei Borghese, fu figura chiave nella trasformazione del mosaico in linguaggio moderno, all’interno del clima culturale della Controriforma. Costruita intorno ai capolavori dell’artista, la mostra intende restituire la figura di questo grande maestro che trasformò un’arte antica in linguaggio nuovo, spirituale e colto.
Nato a Cento in Emilia Romagna, Provenzale, formatosi dapprima come pittore, si specializzò successivamente a Roma nell’arte musiva, partecipando fin dal 1600 ai cantieri della Basilica di San Pietro. Attivo nella Cappella Clementina e nella decorazione della cupola, si distinse per la capacità di tradurre in tessere vitree le qualità pittoriche del colore e della luce. Grazie alla sua abilità e perizia, papa Paolo V gli affidò incarichi di grande prestigio, tra cui lo stemma della famiglia Borghese nella navata di San Pietro e il restauro della Navicella di Giotto (1617–1618). Nel 1616 il pontefice gli riconobbe ufficialmente l’invenzione di "un nuovo modo di far mosaico assai diverso e più bello dell’antico", consacrandolo come innovatore tecnico. Provenzale fu in effetti tra i primi a utilizzare il cosiddetto mosaico filato, tecnica raffinata che consentiva di ottenere mezze tinte e sfumature cromatiche di straordinaria bellezza. Grazie a questo metodo, l’artista raggiunse risultati capaci di competere con la pittura, come testimoniano i celebri mosaici da cavalletto Madonna col Bambino (1600), Orfeo (1618) e Ritratto di Paolo V (1621), oggi alla Galleria Borghese, oltre alla Civetta con uccelli (1615), oggi al Museo degli Argenti di Firenze e al Volto di Cristo (ante 1603), già in Collezione Federico Zeri ed ora in Collezione Grimaldi Fava. In queste opere il mosaico diviene simbolo di eternità e strumento di celebrazione dinastica: la materia vitrea, incorruttibile, trasforma infatti il ritratto in monumento alla memoria del pontefice e della casata.
Dopo la morte di Provenzale, avvenuta nel Palazzo Borghese a Campo Marzio, la sua eredità fu raccolta da Giovan Battista Calandra, che ne proseguì l’esperienza verso la piena maturazione barocca. La Galleria Borghese, che conserva il più ampio nucleo delle sue opere, si conferma così un luogo privilegiato per celebrare questo artista e riaffermare l’importante ruolo del mosaico nella Roma barocca dell’epoca della Controriforma: arte della fede, strumento di potere e infine oggetto di meraviglia collezionistica.
Foto: locandina ufficiale della manifestazione
Informazioni
dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00
Ultimo ingresso alle ore 17.45
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