
La Galleria Borghese presenta, in collaborazione con il Museo d'Arte Orientale di Torino, due splendide sculture dell'artista mongolo Zanabazar proponendo una relazione inconsueta tra Oriente e Occidente: la Galleria, con questa mostra, crea di fatto un ponte tra il barocco europeo e quello asiatico.
Nel secolo di Gian Lorenzo Bernini, genio del Barocco europeo infatti, in Asia emerge una figura di artista altrettanto fondamentale: Zanabazar (1635 - 1723), il quale, divenuto la massima autorità del buddismo tibetano in Mongolia, venerato come reincarnazione di uno dei discepoli diretti del Buddha, questo artista fu anche il più grande scultore mongolo dell’età moderna. Celebri sono le sue raffigurazioni di Tara, divinità femminile di raffinata bellezza legata alla protezione e alla liberazione spirituale. Come Bernini in Europa, Zanabazar fu infatti il fautore di un nuovo linguaggio artistico; due mondi molto lontani quindi, che hanno in comune un’unica forza creativa capace di cambiare la storia dell’arte. Le due opere in mostra – una Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono – provengono dal Museo Nazionale Chinggis Khan di Ulaanbaatar e sono presentate al pubblico per la prima volta – in Italia e in Europa - in un confronto senza precedenti.
Nato nella steppa asiatica, all’interno di uno dei più vasti imperi mai esistiti, Eshidorji apparteneva alla nobile discendenza di Gengis Khan. Divenuto celebre con il suo nome spirituale, Zanabazar, fu riconosciuto come Öndör Gegeen, (“Sua Santità l’Illuminato”): primo Khutuktu Jetsundamba, titolo della massima autorità religiosa della scuola Gelug del buddismo tibetano in Mongolia; capo spirituale di eccezionale carisma, Zanabazar fu anche un brillante linguista. A lui e ai suoi discepoli si devono opere profondamente ispirate a viaggi e soggiorni nei monasteri tibetani, adorate come oggetti sacri nei luoghi di culto e nei templi da lui fondati in tutta la Mongolia. Tra queste, le raffigurazioni delle Tara, manifestazioni femminili del Buddha, divinità legate alla protezione, alla liberazione e agli stati interiori dell’essere, si distinguono per l’alto valore estetico. Grazie alla sua abilità artistica, Zanabazar riuscì diffondere il buddismo in Mongolia su una scala senza precedenti, rendendolo accessibile ai fedeli comuni, creando sculture dalle forme naturali e armoniose.
Il progetto nasce idealmente dalla mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini realizzata in collaborazione con le Scuderie del Quirinale e curata da Francesca Cappelletti e Francesco Freddolini. Muovendo da questa mostra, la Galleria Borghese ha sviluppato un progetto che esplora la complessità delle relazioni tra figure e manufatti apparentemente molto lontani per contesto storico, geografico e tecnico, ma incredibilmente affini nello spirito creativo e nella capacità di influenzare l’arte nello spirito del “barocco globale”.
Per i visitatori si tratta di un’occasione unica per ammirare opere usualmente conservate a decine di migliaia di chilometri di distanza, riunite per la prima volta come espressioni di uno stesso momento storico.
Foto: locandina ufficiale della mostra
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