
Nell’846, dopo l’attacco dei Saraceni e il saccheggio della basilica di San Pietro, papa Leone IV avvia la costruzione di una cinta muraria per proteggere da future incursioni il territorio vaticano, lasciato all’esterno dalle Mura Aureliane perché all’epoca non ancora urbanizzato.
Una delle porte minori che si aprivano lungo le mura della cittadella fortificata attorno alla tomba di Pietro (la Civitas Leonina) è Porta Santo Spirito, nel IX secolo indicata ancora come “posterula Saxonum”: i Sassoni ricordati nel suo nome erano una popolazione attestata (insieme ai Franchi, ai Longobardi, ai Frisoni…) già dall’VIII secolo e loro si deve la fondazione dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia, alle spalle della porta.
Alla metà del Cinquecento, il ricordo del drammatico Sacco a opera dei Lanzichenecchi e il timore di nuove invasioni turche convincono papa Paolo III Farnese ad ammodernare le mura, avvalendosi della consulenza di Antonio da Sangallo il Giovane e di Michelangelo, in continuo disaccordo tra loro. Nella zona di sua competenza, Sangallo realizza tra il 1543 e il 1545 due bastioni (uno dei quali poi abbattuto per ampliare l’ospedale): al loro centro, ricostruita in forme monumentali e classicheggianti, la nuova porta avrebbe dovuto essere un ingresso grandioso al Vaticano.
Alla morte di Sangallo nel settembre del 1546, la costruzione della porta non è stata però ancora portata a termine, ostacolata dai veti incrociati tra i due consulenti. Tradizione vuole che un ostile Michelangelo, subentrato ai lavori, l’abbia lasciata volutamente incompiuta come ci appare oggi, con il grande fornice centrale affiancato da coppie di colonne e da nicchie, forse destinate nelle intenzioni a ospitare statue di santi. Solo un secolo dopo, inglobata nel nuovo sistema difensivo delle Mura Gianicolensi come la vicina Porta Settimiana, la porta aveva del resto già esaurito la sua funzione difensiva.
Foto Turismo Roma
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