
Noto anche come “Palazzo del Tempo”, poiché sede per anni della testata giornalistica romana “Il Tempo”, l’elegante palazzo affacciato sulla piazza dominata dalla colonna di Marco Aurelio fu costruito a partire dalla seconda metà del Seicento ma ha assunto l’aspetto attuale con i restauri ottocenteschi di Pietro Camporese e Giovanni Battista Giovenale, su incarico prima di papa Gregorio XVI e poi della famiglia Wedekind.
A Pietro Camporese si deve una delle caratteristiche storicamente più rilevanti del fabbricato: un porticato composto da sedici colonne, di cui dodici provenienti dagli scavi archeologici nella città etrusca di Veio, come ricorda l’iscrizione in latino sul fregio. Utilizzato come sede dell’Ufficio di Stato delle Poste del Papa e poi per qualche anno come Ministero dell’educazione del Regno d’Italia, il palazzo fu acquistato nel 1879 dal ricco banchiere Karl Wedekind che ne curò la ristrutturazione, abbellendone gli interni con preziosi stucchi e mosaici per trasformarlo in una lussuosa dimora. Passato in proprietà all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale - INPS (allora Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali) nel 1925, il palazzo fu per breve tempo (dal 1943 fino alla liberazione di Roma) anche sede ufficiale del Partito Fascista per poi ospitare nel dopoguerra le rotative e la redazione del quotidiano “Il Tempo”.
Tornato nella diponibilità dell’INPS, di cui ospita gli uffici della Direzione Generale, il palazzo ha due imponenti saloni: la Sala Angiolillo, con soffitti decorati e pavimenti musivi di ispirazione rinascimentale concepiti dall’architetto Giovenale nel 1881, e la Sala Montecitorio, con un arazzo gigante del Seicento appartenente alla Collezione Sciarra. Il palazzo possiede anche un’importante collezione di opere d’arte del Novecento, con circa novanta opere tra dipinti, bronzi, bassorilievi, ceramiche e ritratti.
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