
Questo obelisco e il suo gemello, oggi conservato nei Giardini di Boboli a Firenze, provengono dall'antica città egizia di Eliopoli. Furono trasferiti a Roma in età imperiale, dopo la conquista romana dell'Egitto, per decorare il tempio dedicato alla dea Iside. Realizzato in granito rosso e alto oltre nove metri, reca iscrizioni dedicate al dio Sole.
La sua sommità fu scoperta casualmente nel 1719 durante lavori presso la Biblioteca Casanatense; l'obelisco venne però riportato integralmente alla luce soltanto nel 1883, nell'ambito delle campagne di scavo promosse dopo l'Unità d'Italia.
Pochi anni dopo il ritrovamento fu destinato a commemorare i soldati italiani caduti nella battaglia di Dogali del 26 gennaio 1887, episodio legato alla politica di espansione coloniale italiana nel Corno d'Africa e alla resistenza dell'Impero etiopico e delle popolazioni locali. Collocato inizialmente davanti alla stazione Termini e inaugurato il 5 giugno 1887, venne trasferito nel 1924 nell'attuale sede presso via delle Terme di Diocleziano, assumendo, durante il periodo fascista un ulteriore significato politico nell'ambito della propaganda coloniale. Sul basamento fu successivamente collocata anche la statua del Leone di Giuda, simbolo della monarchia etiopica, prelevata da Addis Abeba durante l'occupazione italiana e restituita all'Etiopia nel 1970.
L'obelisco rappresenta oggi una stratificazione di memorie diverse: monumento dell'antico Egitto, memoria della Roma imperiale e testimonianza del colonialismo italiano e delle sue eredità. Negli ultimi anni è stato al centro di iniziative di studio e valorizzazione, tra cui il progetto "Echi da ዶግዓሊ/Dogali. Tessere memorie, intrecciare storie" dedicato alla rilettura in ottica decoloniale e all'approfondimento delle vicende storiche che il monumento richiama, ideato dalle associazioni Attitudes_spazio alle arti e Tezeta nell’ambito delle attività della Rete Yekatit12-19febbraio.
Foto: Obelisco di Dogali ph. Turismo Roma
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