Cosa significa fare arte lavorando sulle rovine, sulle macerie, sui detriti intesi come “resto”? Significa trasfigurare la cenere e la polvere – come direbbe il profeta Isaia – in un "seme sant".
Recalcati ci indica una via possibile dell’arte: non tutto è morte, non tutto è destinato a finire. Qualcosa resta e questo “resto” non è solo una sopravvivenza, quanto l’annuncio di una trasformazione possibile, di una forma nuova della vita.
Le “poetiche del resto” di artisti come Alberto Burri, Claudio Parmiggiani, Jannis Kounellis o Anselm Kiefer non invocano un Dio di là da venire, la trascendenza della metafisica tradizionale, ma celebrano l’immanenza, la terra, l’humus umano nella sua gloria. Trasformare lo scarto in resto, la ferita del trauma in poesia, dare forma alla forza: è questo il compito dell’arte secondo un’altra metafisica, quella ispirata alla kenosis cristiana. Il resto, quindi, non è più soltanto ciò che rimane, ma è una forza, una scintilla di luce che non si spegne, una cenere che continua ad ardere.
con Associazione Lacaniana Internazionale di Roma in collaborazione con Società Milanese di Psicoanalisi
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ore 11:00
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