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Mostra The Bell Jar

MONTI8 è lieta di annuciare la mostra The Bell Jar, collettiva che presenta i lavori di sette giovani artisti: Steffen Kern (Germany, 1988), Stephen Buscemi (Stati Uniti, 1998), Mounir Eddib (Belgium, 1995), Camilla Alberti (Italy, 1994), Naomi Hawksley (Stati Uniti, 2000), Ruby Chen (Cina, 2001) e Amber Wynne-Jones (Stati Uniti, 2003).Il titolo è un omaggio al romanzo pubblicato dalla scrittrice americana Sylvia Plath nel 1963, parzialmente ispirato alla sua vita. La trama di questo romanzo, l’unico pubblicato dall’autrice, ruota attorno a una ragazza di diciannove anni di nome Esther, che descrive se stessa come intrappolata in una campana di vetro - in inglese bell jar appunto - metafora di un sentimento di forte ansia e depressione scaturito dalle imposizioni sociali dell’America anni Cinquanta.Ma se la campana di vetro è metafora di qualcosa di negativo nell’opera della Plath, nell’immaginario comune quest’oggetto assume altri significati. Inizialmente usata nell’ambito di esperimenti scientifici, oggi questa è ancora usata per proteggere oggetti di valore come orologi o altri oggetti decorativi. Il contenuto al suo interno è esposto, ma al tempo stesso privato, appartiene solo al suo proprietario, può essere solo osservato dal’esterno ma mai toccato. In tal senso, la campana di vetro può rappresentare la barriera tra l’interno e il mondo esterno, e in generale qualunque barriera incontramo nel corso della vita.The Bell Jar prende avvio da un’immagine ambigua e stratificata. Se nel romanzo di Sylvia Plath la campana di vetro coincide con una condizione di pressione psichica e di progressivo distacco dalla realtà, qui essa viene assunta come dispositivo concettuale capace di interrogare il rapporto tra visibilità e trattenimento, tra prossimità e distanza, tra ciò che si mostra e ciò che resiste a una presa immediata. La campana non è intesa come simbolo fisso, ma come una soglia che modifica il regime del contatto: lascia passare lo sguardo senza concedere un accesso pieno.
La mostra si configura come un campo di apparizioni parziali che mette in dialogo sette artisti in cui le opere chiedono una postura rallentata e una predisposizione più intima all’incontro. Le pratiche in dialogo condividono un’attenzione per ciò che resta in bilico, per ciò che si offre senza stabilizzarsi, per quelle condizioni intermedie in cui identità, spazio e materia non coincidono mai completamente con se stessi.
Nel lavoro di Naomi Hawksley il disegno abbandona la superficie per entrare in relazione con lo spazio, mettendo in tensione l’idea di protezione e di riflessività domestica. Questa stessa attenzione alla soglia attraversa gli interni di Steffen Kern, dove la luce agisce come filtro selettivo, costruendo immagini credibili ma mai del tutto trasparenti. In modo analogo, Stephen Buscemi concentra lo sguardo su frammenti corporei che sostituiscono la figura intera, lasciando l’identità in sospensione e affidando al dettaglio una funzione narrativa incompleta. La pittura di Amber Wynne-Jones introduce una dimensione processuale, in cui la superficie si costruisce per stratificazioni, cancellazioni e ritorni, restituendo immagini come corpi in trasformazione continua. Questo rapporto tra emersione e trattenimento si sposta sul piano della materia e dello spazio nelle sculture di Camilla Alberti, dove la forma si presenta come organismo vulnerabile e relazionale, in dialogo costante con l’ambiente e con il corpo di chi guarda. Nel lavoro di Mounir Eddib la dimensione domestica ritorna come spazio rituale e instabile, una casa che protegge ma espone, attraversata dal tempo, dalla memoria e dalla trasformazione. La ricerca di Ruby Chen porta infine questa tensione su un piano più interno e psicologico, mettendo in scena strutture mentali fragili e accessi parziali al conflitto. Le immagini non chiariscono, ma espongono una condizione di trattenimento e pressione, in cui una calma apparente funziona come superficie di contenimento.
The Bell Jar non propone una lettura risolutiva né un percorso lineare, ma una condizione da attraversare. Le opere non indicano una direzione, ma costruiscono un clima comune fatto di soglie, attriti e sospensioni. È in questa prossimità misurata, più che in una sintesi, che la mostra invita a sostare.
La mostra è co-curata con Massimiliano Maglione.

Informazioni

Quando 
dal 28 Febbraio 2026 al 24 Aprile 2026
POINT (12.5181605 41.89727307)
Contatti 
Sito web: 
www.monti8.com
Cellulare: 
333 4056596
Instagram: 
www.instagram.com/monti8_/?hl=it
Email: 
info@monti8.com
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info@monti8gallery.com
Email: 
collect@monti8.com
Orari 

Da sabato 28 febbraio a venerdì 24 aprile 2026

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Locations

Mostra The Bell Jar, VIA DEI RETI, 1
VIA DEI RETI, 1
Mostra The Bell Jar, VIA DEGLI AUSONI, 57
VIA DEGLI AUSONI, 57
41° 53' 50.1828" N, 12° 31' 5.3796" E

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