Istituto Svizzero presenta Atlas Studios, la prima mostra monografica in Italia dell’artista Latefa Wiersch.
Progettata appositamente per gli spazi di Villa Maraini a Roma, la mostra richiama nel titolo gli studi omonimi situati ai margini del deserto marocchino, spesso utilizzati dal cinema internazionale per riprodurre ambientazioni dell’antichità imperiale.
La pratica di Wiersch si confronta con la cultura popolare, il cinema, la televisione e gli immaginari della storia, filtrati attraverso la sua prospettiva di artista nata in Germania e di discendenza amazigh e araba. Muovendosi tra autobiografia e finzione, il suo lavoro solleva interrogativi sull’appartenenza nazionale e culturale in un contesto in cui la migrazione è una condizione strutturale, mettendo in scena la storia come un campo instabile di proiezione, prova e gioco di ruolo. Il nucleo principale della sua produzione consiste in figure-pupazzo che l’artista riattiva e riformula iterativamente in una moltitudine di personaggi tratti dalla cultura pop, dalla storia o dalla propria esperienza di vita.
Atlas Studios prende le mosse dalla ricerca di Wiersch sulla figura di Annibale, il generale cartaginese che tentò senza successo di conquistare Roma, e sui modi in cui il cinema ha rappresentato lui e la storia dell’Impero Romano. Annibale fa anche riferimento al complesso residenziale degli anni Settanta di Dortmund – Dorstfeld dove l’artista è cresciuta, chiamato Hannibal II. La convergenza di queste due storie costituisce il punto di partenza per ripercorrere la rotta di Annibale attraverso le Alpi così come attraverso le persistenti mitologie dell’imperialismo antico, consentendogli, in un certo senso, di raggiungere infine la sua destinazione.
La mostra trasforma Villa Maraini in una serie di backstage cinematografici ispirati agli Atlas Studios di Ouarzazate, in Marocco, dove a partire dagli anni Ottanta innumerevoli produzioni cinematografiche internazionali hanno messo in scena le proprie visioni dell’antichità, dell’impero e dell’esotismo.
La mostra si sviluppa come una sequenza di ambienti che evocano l’apparato del fare cinema – set, costumi, luci e spazi di prova – rivelando al contempo i meccanismi attraverso cui la storia viene costruita, rappresentata e perpetuata nel tempo.
Al centro della mostra si collocano i protagonisti di Wiersch: figure simili a bambole che incarnano identità ibride e instabili.
Né pienamente animati né inanimati, questi personaggi portano i segni della migrazione, del trauma e del conflitto. Inseriti all’interno di scenografie costruite, oscillano tra figure storiche, attorə ingaggiatə e visitatorə della mostra: attraversando le sale della villa si può così incontrare la leggendaria regina Amazigh Kahina, un operaio intento a ridipingere gli affreschi dell’edificio, oppure Gertrude Bell e il suo cammello, che richiama liberamente Nicole Kidman in Queen of the Desert.
Affrontando lo sguardo dellə spettatorə, queste presenze rimandano a narrazioni ereditate sul potere e sull’alterità, rivelando come le identità siano continuamente prodotte attraverso ripetizione, performance e cornici istituzionali.
A cura di Lucrezia Calabrò Visconti (Head Curator Istituto Svizzero)
Informazioni
Il mercoledì e il venerdì dalle 14:30 alle 18:30Il giovedì dalle 14:30 alle 20:00Il sabato e la domenica dalle 11:00 alle 18:30Aperture speciali:5 aprile dalle 11:00 alle18:306 aprile dalle 11:00 alle 18:3025 aprile dalle 11:00 alle 18:301 maggio dalle 11:00 alle 18:302 giugno dalle 11:00 alle 18:30
Ingresso gratuito, nessuna registrazione richiesta
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