
Uno dei testi più rappresentativi del “teatro dell’assurdo” di Samuel Beckett e di tutto il teatro del Novecento, torna in scena al Teatro India in un’originale chiave di lettura del regista Gabriele Russo. L’opera teatrale in un solo atto, originariamente scritta da Beckett in francese col titolo Fin de partie, fu poi tradotta in inglese dall’autore stesso come Endgame e pubblicata nel 1957.
I protagonisti del dramma sono Hamm, un anziano signore cieco e infermo, costretto su una sedia a rotelle e il suo servo Clov, che al contrario di Hamm, invece, per qualche strana malattia non meglio definita, non può sedersi ed è perciò costretto a rimanere sempre in piedi. I due personaggi trascinano la loro esistenza in una casetta in riva al mare, insieme ai vecchi genitori di Hamm, Nagg e Nell, che sono privi di gambe e vivono dentro due bidoni della spazzatura in primo piano sul lato sinistro della scena. Dai dialoghi si ha comunque l’impressione che all'esterno in realtà non esista più niente: l’ambiente esterno infatti sembra essere andato distrutto a causa di una qualche non ben identificata catastrofe.
Il titolo si ispira al modo in cui viene chiamata l’ultima fase di una partita a scacchi quando sulla scacchiera non sono rimasti che pochissimi pezzi. Beckett, il quale era noto per essere un appassionato di questo gioco, e il rifiuto di Hamm di accettare la fine imminente, può essere paragonato a quello dei giocatori di scacchi nella parte finale di una partita. Questa situazione strana e inverosimile in cui vivono i quattro personaggi infatti, sembra che stia per giungere al termine, come suggerisce il titolo del testo: Clov è intenzionato a uscire da questa sorta dil bunker, lasciando solo Hamm, il quale nel corso del dramma ha perso entrambi i genitori, accettando la loro morte serenamente. Hamm, del resto, sembra accettare con totale indifferenza la partenza di Clov, poichè fa parte del “gioco”.
La pièce al Teatro India dà una lettura diversa, attualizzando il testo, poiché oggi, dopo il trauma collettivo della Pandemia, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature.
Traduzione di Carlo Fruttero; regia di Gabriele Russo; con: Michele Di Mauro, Alessio Piazza, Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo.
Foto: Flavia Tartaglia
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