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Raffaello

Raffaello Sanzio, Autoritratto, 1504-1506, particolare

In occasione del Cinquecentenario dalla scomparsa di Raffaello Sanzio (1483-1520), vi proponiamo un itinerario romano alla scoperta dei luoghi d’arte in cui il grande Maestro rinascimentale ha lasciato il segno.

Raffaello, soprannominato l’Urbinate per la sua origine marchigiana, è da sempre considerato uno dei più influenti artisti del Rinascimento, accanto a Leonardo e Michelangelo, capace con la sua arte e con il suo fascino di conquistare i personaggi più importanti di quel tempo.

Nato a Urbino nel 1483, entra ancora bambino nella bottega di Perugino. Successivamente viaggia per diverse città italiane, come Siena e Firenze, osserva molto, si esercita, si confronta con altri artisti, crea! Dotato di talento, figlio d’arte, artista dall’animo nobile e gentile, pittore dell’armonia e della bellezza, uomo spesso idealizzato, ma in fondo anche lui uomo comune, vero, non immune dall’amore e dalla passione, tanto da lasciarci ben sei sonetti d’amore dedicati ad una donna a noi ancora poco conosciuta.

Il percorso sulle sue orme, qui presentato, prende avvio proprio da questo suo aspetto di uomo comune, ecco perché la nostra prima tappa non può che essere la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. Qui è conservato l’affascinante dipinto La Fornarina (1518-19), potremmo dire un equivalente della Gioconda, che mostra Raffaello come amante e artista. Dietro lo sguardo misterioso e il sorriso enigmatico della giovane donna si nasconderebbe la sua amata, da alcuni identificata come figlia di un fornaio di Trastevere, qui raffigurata come una dea. Si racconta addirittura che Raffaello Sanzio fosse profondamente geloso di questo quadro, tanto da conservarlo nel suo studio fino alla sua morte.

L’itinerario prosegue a Galleria Borghese, nelle cui sale sono conservate le primissime opere dell’artista, realizzate per altri luoghi e poi confluite nella collezione del cardinale Scipione, come nel caso della Deposizione di Cristo (1507). Quest’ultima, detta anche Pala Baglioni, era destinata come pala d’altare alla cappella della Chiesa di San Francesco al Prato a Perugia, prima di essere data in dono al cardinale Borghese.

Un’altra storia particolare invece si cela dietro la Dama con Liocorno (1505-06). Sapete che prima del suo restauro (1935) la donna era identificata come Santa Caterina d’Alessandria? Ebbene sì, grazie a un approfondito studio, a opera del noto storico dell’arte Roberto Longhi, si scoprì che in realtà sotto la ruota dentata, principale attributo della Santa, si celava un liocorno, simbolo della purezza verginale, un dettaglio particolare che ha cambiato radicalmente la lettura iconologica dell’opera.

Il viaggio sulle tracce di Raffaello continua nella bellissima Cappella Chigi nella Chiesa di Santa Maria del Popolo, splendida testimonianza della sua attività anche come architetto, per la quale egli realizza il progetto della cappella e il disegno del mosaico della sua cupola.

Da Piazza del Popolo potete ora raggiungere i Musei Vaticani, in cui ammirare le opere più significative di Raffaello. Qui il Magister ha dimostrato di essere all’altezza dei suoi colleghi contemporanei e di imporsi come uno degli artisti più in voga tutto il Cinquecento. Nelle piccole ma straordinarie Stanze Vaticane abbondano affreschi dell’artista. Attenzione perché il rischio di essere colpiti dalla cosiddetta sindrome di Stendhal è molto alto! Non è facile, infatti, staccare gli occhi dal gruppo di filosofi e studiosi della Scuola di Atene (1508). Tra questi potrete riconoscere anche volti noti, come Leonardo, Michelangelo, Bramante e Federico II Gonzaga nei panni dei più famosi filosofi; e non potrete non rimanere affascinati dalla grazia delle forme e dall’armonia dei colori del Parnaso (1511) e dalle perfette architetture che fanno da sfondo ai diversi episodi qui raffigurati. Nelle altre sale potrete trovare altre opere tra cui la Trasfigurazione (1518-20), un tempo esposta all’interno della Basilica di San Pietro, dove invece oggi trova posto una sua copia in mosaico.

Tra le molteplici opere di Raffaello Sanzio qui a Roma non mancano anche opere architettoniche, quasi un primato potremmo dire, considerando che la città conserva il numero maggiore di edifici a lui attribuiti.

Non serve andare troppo lontano da Piazza San Pietro per ammirare una sua opera architettonica; basti considerare le Logge Vaticane e il Palazzo Jacopo da Brescia, di cui si conserva ancora la facciata, entrambi esempi di stile rinascimentale.

Grazie alla larghissima fama di cui gode nel Cinquecento, Raffaello riceve diverse commissioni per ritratti, pale d’altare e pitture murali anche durante la stesura degli affreschi vaticani, lavorando instancabilmente e contemporaneamente in diversi cantieri con l’aiuto dei suoi allievi.

Altra tappa fondamentale dell’itinerario è la residenza Chigi, poi denominata Villa Farnesina, oggi sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dove l’artista lavora più volte per la realizzazione di pitture murali per il suo più fedele committente, il banchiere Agostino Chigi. Di sua mano sono infatti gli affreschi della Loggia di Galatea (1511-12) e della Loggia di Amore e Psiche (1517-19), poi conclusa dai suoi allievi, che dimostrano la sua ampia conoscenza della letteratura e dell’arte classica.

Qui a Roma, più che altrove, è forte il richiamo per l’antichità, un interesse che non risparmia nemmeno Raffaello, il quale, ricevuta la nomina di Sovrintendente delle Antichità romane nel 1515, e profondamente mosso dalla volontà di recupero delle antichità romane, partecipa agli scavi nella ricerca di testimonianze della Roma imperiale, realizzandone addirittura una mappa dettagliata, purtroppo mai conclusa.

Continuando il nostro itinerario, nei pressi del Lungotevere dei Tebaldi potete visitare la piccola Chiesa di Sant’Eligio degli Orefici (1509-1775), intervento architettonico ancora intatto; in essa è ancora riconoscibile l’influenza bramantesca nella scelta di una pianta centrale a croce greca, come nel progetto per la Fabbrica di San Pietro, opera di Bramante.

Altre tappe fondamentali per un itinerario sul grande artista rinascimentale sono anche la Chiesa di Santa Maria della Pace e quella di Sant’Agostino in Campo Marzio, a pochi passi da Piazza Navona, in cui Raffaello ha realizzato rispettivamente le Sibille e il Profeta Isaia. Non sarà difficile notare l’influenza michelangiolesca nelle pose dei soggetti, si racconta infatti che, complice il Bramante, Raffaello avrebbe visto gli Antenati della volta della Cappella Sistina di Michelangelo prima che venissero tolti i ponteggi; il Magister, tuttavia, sviluppa una soluzione originale, introducendo un andamento fluido e continuo rispetto all’opera del Buonarroti.

I suoi quadri sono diventati oggetto di frenetico collezionismo da parte di gentiluomini e letterati dell’epoca, di lui si contano più di ottanta dipinti sparse per il mondo; i suoi principali allievi continuano le sue opere più significative a Roma, ancora molto numerose. Raffaello incarna l’ideale dell’artista rinascimentale, benvoluto da papi, cardinali e dalle famiglie nobili più influenti.

Quando Raffaello si ammala improvvisamente, a Roma cala uno sconforto generale, si racconta addirittura che papa Leone X de’ Medici, nei quindici giorni di malattia, fa visita al suo artista di corte per recargli conforto. Come racconta Vasari, accanto al corpo esanime di Raffaello era posta la Trasfigurazione, “la quale opera nel vedere il corpo morto e quella viva faceva scoppiar l’anima di dolore”.

Raffaello muore il 6 aprile 1520 a soli 37 anni; le sue spoglie ancora oggi sono accolte sotto la cupola del tempio di tutti gli dei, il Pantheon, secondo le sue volontà nella terza cappella sotto la Madonna del Sasso, ultima tappa del nostro percorso.

Se volete arricchire l’itinerario, non mancate di visitare la Galleria Doria Pamphilj, in via del Corso, dove potrete ammirare il Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano (1516), e nell’elegante dimora rinascimentale, Villa Madama, una tra le ultime opere del nostro artista, disegnata sui modelli delle ville romane antiche, tra cui Villa Adriana di Tivoli e la Domus Aurea a Roma.

Con la collaborazione dei volontari del Progetto di Servizio Civile Nazionale 2020 “Roma Ti Accoglie”.

Palazzo Barberini

Fra i diversi ritratti raffaelleschi il più amato è sicuramente La Fornarina (1518-19), conservato nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. Anche se non ci sono notizie certe, la tradizione vuole che la donna raffigurata sia l’amante dell’artista, Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, che, come racconta il Vasari, Raffaello ha amato per tutta la vita. A suggello di questo vincolo amoroso ci sarebbe il bracciale indossato dalla dama al braccio sinistro con su scritto Raphael Urbinas, firma dell’autore. Nell’affascinante ritratto si possono rintracciare diversi elementi che lo accomunano con la tradizionale rappresentazione della dea dell’amore, Venere. Innanzitutto la posa delle mani, riconducibile al modello della Venere pudica della scultura antica, e poi la scelta di determinati simboli, come il mirto e il melo cotogno raffigurati sullo sfondo, simboli di fertilità.

Galleria Borghese - Pala Baglioni, Dama con Liocorno, Ritratto virile

Ad arricchire la straordinaria collezione borghese vi sono anche tre opere di Raffaello.
Del “Dio mortale” è la Dama con Liocorno (1505-06), un'opera di eccezionale bellezza, in cui più elementi, dal rubino al liocorno, concorrono ad esaltare le virtù coniugali e il candore verginale della sposa. Un'altra opera è il Ritratto virile (1503-04), dove è facile intravedere l’aderenza alla ritrattistica nordica. Capolavoro raffaellesco della galleria è senza dubbio la Deposizione di Cristo (1507), conosciuta anche come Pala Baglioni. Secondo il Vasari, dietro al tema della deposizione ci sarebbe l’omaggio di Atalanta Baglioni, la committente, al figlio morto assassinato nel 1500. In questo modo il dolore materno della nobildonna è paragonato all’immenso dolore della Vergine.

Lo sapevate che? Il dipinto della Dama con liocorno prima del restauro del 1935 presentava ridipinture raffiguranti la palma del martirio e la ruota, entrambi attributi di Santa Caterina, che nascondeva la figura mitologica del liocorno. La scoperta del mitico animale ha modificato così la lettura dell’opera, non più quindi rappresentazione religiosa, ma esaltazione della purezza verginale della dama.

Lo sapevate che? La Pala d’altare era originariamente esposta nella Cappella Baglioni nella chiesa di S. Francesco al Prato di Perugia fino a quando nel 1608, con la compiacenza dei frati, il papa Paolo V fece spostare la pala da Perugia a Roma per donarla al nipote Scipione Borghese.

Basilica di Santa Maria del Popolo

Agostino Chigi, un banchiere papale di origini senesi, affida a Raffaello una nuova cappella per la sua famiglia. È l'artista a progettare sia la cappella a pianta centrale, ispirandosi a Bramante, sia a disegnare i cartoni della cupola che vengono utilizzati da Luigi de Pace per i mosaici.
Al centro della cupola è raffigurato il Dio creatore del firmamento, contornato da immagini di divinità pagane che rappresentano i pianeti e il Sole, sovrastati da angeli che ne limitano la potenza. Infine, nei tondi dei pennacchi si trovano raffigurate le Stagioni dipinte da Francesco Salviati.

Musei Vaticani

Raffaello giunge a Roma nel 1508 su richiesta di papa Giulio II per realizzare la sua prima opera romana, la Stanza della Segnatura (1508-11), che prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la Segnatura Gratiae et Iustitiae. La decorazione di questa stanza celebra il tema neoplatonico della Poesia e della Giustizia nel valore cristiano, rappresentato dall’opera più celebre dell’artista: la Scuola di Atene.
Successivamente, Raffaello continua gli affreschi delle stanze vaticane, tra cui quella dell’Eliodoro (1511-14), utilizzata dal papa per le udienze private, in cui spicca la straordinaria bellezza dell’affresco della Liberazione di San Pietro, in cui l’artista introduce nuovi effetti di luce.
La visione della Cappella Sistina stravolge il fare artistico di Raffaello, aspetto riscontrabile nella Stanza dell’Incendio di Borgo (1514-17), dal nome dell’omonimo affresco lì conservato, in cui è evidente l’influenza di Michelangelo nella resa dei corpi e nel vivido colorismo. Ultima delle quattro stanze è la Stanza di Costantino (1520-24), realizzata post mortem dai suoi allievi, su cartoni del Maestro.
Realizzati nelle Fiandre su disegno di Raffaello, gli Arazzi (1515-19) descrivono le storie dei Santi Pietro e Paolo. Inizialmente collocatii nella Cappella Sistina durante le festività solenni, oggi sono esposti nelle sale museali.
Nelle sale della Pinacoteca Vaticana, inoltre, sono ospitate la Pala degli Oddi (1502-03), che raffigura l’Incoronazione della Vergine, la Trasfigurazione (1518-20), considerata l’ultima opera del Maestro, che presenta un’iconografia complessa e allude a due episodi biblici: l’apparizione di Gesù ai profeti e l’episodio del bambino ossesso, e la Madonna di Foligno (1511-12), opera ex voto per il miracolo della casa di Sigismondo Conti rimasta illesa a seguito di un fulmine.
Raffaello lavora instancabilmente nelle officine vaticane fino al 1519, anno in cui conclude la realizzazione delle Logge Vaticane (1517-19), luogo di conversazione e collegamento tra gli appartamenti, decorate a grottesca.

Lo sapevate che? L’affresco della Scuola di Atene è un chiaro tributo alla filosofia greca, rappresenta il ritorno dell’uomo al centro dell’universo e padrone del suo agire.
Sotto la maestosa architettura dalla prospettiva perfetta, prendono posto diversi saggi della filosofia greca, dai matematici ai fisici, dai metafisici agli oratori.
A ogni personaggio, Raffaello ha attribuito il ritratto di un artista o uomo illustre della sua epoca, come Eraclito, seduto al centro sulla scalinata, che assume le sembianze di Michelangelo, o Platone che ha il volto di Leonardo da Vinci.

Lo sapevate che? Come racconta Vasari nelle Vite: “Vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore”, la Trasfigurazione si trovava ai piedi del capezzale di Raffaello morente.

Palazzo Jacopo Da Brescia

Palazzo Jacopo da Brescia (1515-19) è un esempio di residenza in stile rinascimentale. Fu realizzato su progetto di Raffaello e rappresenta a pieno il tipico palazzetto alla romana.
Poco rimane dell’edificio originario, inizialmente situato dove oggi si apre Via della Conciliazione. È ancora visibile, però, la facciata in bugnato e con finestre a edicola che venne smontata e ricostruita in Via Rusticucci nel 1936, per lasciare spazio agli interventi urbanistici del XX secolo.

Villa Farnesina

Edificata lungo il fiume Tevere, Villa Farnesina conserva gli affreschi dei migliori artisti del Cinquecento, tra cui Raffaello, Sodoma e Baldassarre Peruzzi.
Gli affreschi raffaelleschi decorano due ambienti della villa: la Loggia di Galatea (1511-12), di cui è celebre la ninfa Galatea che cavalca un cocchio a forma di conchiglia; la Loggia di Amore e Psiche (1517-‘18), le cui scene, ispirate all’Asino d’oro di Apuleio, sono inserite in un particolarissimo pergolato dipinto con fiori, frutti e ortaggi.

Lo sapevate che? Nella maestosa Sala delle Prospettive, affrescata da Baldassarre Peruzzi, dopo alcuni lavori di restauro è venuto allo scoperto un graffito beffardo in lingua tedesca lasciato da un lanzichenecco, che riporta la frase “1528 – perché io scrittore non dovrei ridere: i Lanzichenecchi hanno fatto correre il Papa”.

Chiesa di Sant’Eligio Degli Orefici

Questa chiesa di piccole dimensioni di gusto rinascimentale è stata realizzata su progetto di Raffaello, seguendo il modello di Bramante per San Pietro.
L’opera è frutto del pensiero rinascimentale che utilizza le proporzioni del corpo umano come linee guida per l’architettura.

Chiesa di Santa Maria della Pace - Sibille e Angeli

Nel 1515, il banchiere Agostino Chigi commissiona a Raffaello la realizzazione degli affreschi per la lunetta posta al di sopra della cappella di famiglia. Questi presentano un gruppo di Sibille e Profeti, primi conoscitori del Messia, e sono divisi in due gruppi: a sinistra, la Sibilla Cumana viene raffigurata nell’atto di scrivere su un cartiglio sorretto da un angelo e la Sibilla Persica è intenta a scrivere su una tabella “Egli avrà il destino della Morte”; a destra, si trovano, invece, la Sibilla Frigia e la Tiburtina, sulle cui spalle vola un angelo recante un cartiglio con su scritto: “Io aprirò e resusciterò”. Al centro, un putto sorregge una fiaccola.
Osservando il dipinto, il rapporto che emerge maggiormente è quello tra gli angeli portatori del messaggio divino e le Sibille che lo diffonderanno al mondo, divenendo così le principali figure di collegamento tra l’era pagana, alla appartengono, e quella cristiana incombente.

Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio - Profeta Isaia

Nella Basilica di S. Agostino in Campo Marzio, non lontano da piazza Navona, è possibile ammirare l’affresco raffigurante il Profeta Isaia (1511-12) rappresentato sul trono fra due puttini reggifestone. Qui, più che in altre opere è chiaro il forte legame artistico tra Raffaello e Michelangelo. La particolarità dell’affresco risiede nel notevole richiamo alla monumentalità e al colorismo acceso della figura del profeta riscontrabile nelle figure michelangiolesche della Cappella Sistina.

Lo sapevate che? All’interno della Basilica è conservata la suggestiva Madonna dei Pellegrini di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio.

Lo sapevate che? Pochi sono a conoscenza del fatto che la facciata di questa chiesa, eretta tra il 1479 ed il 1482, è stata realizzata utilizzando travertino prelevato dal Colosseo.

Lo sapevate che? Era l’unica chiesa della città a concedere alla cortigiane di assistere alla messa; a loro venivano riservati i primi banchi per sottrarle alla vista del popolo ed evitare, così, distrazioni.

Pantheon

Un particolare legame unisce Raffaello e il Pantheon. Già tempio in età classica, oggi il Pantheon è una Basilica minore. Pochi sanno, però, che nel maestoso “[tempio] di tutti gli dei”, sotto l’edicola della Madonna del Sasso, opera del Lorenzetto, è sepolto il noto artista rinascimentale. A rendergli omaggio c’è un epitaffio di Pietro Bembo, che tradotto in italiano recita: “Qui giace Raffaello da cui, fin che visse, Madre Natura temette di essere vinta, e quando morì temette di morire con lui" [«Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori»].

Poco tempo dopo la sua sepoltura, si diffuse un vero e proprio mistero, poiché si persero inspiegabilmente le sue tracce fino agli inizi dell’Ottocento. Nel frattempo, furono avanzate diverse ipotesi sulla sua ubicazione, sopite solo nel 1833, quando all’Accademia dei Virtuosi del Pantheon venne concesso il permesso di aprire la tomba, seguendo le indicazioni lasciate da Vasari. Fu così che, al suo interno, tra la commozione generale dei presenti, fu ritrovato lo scheletro intatto di Raffaello.

Lo sapevate che? Il Pantheon è stato costruito nel 27 a.C. per volere del console romano Agrippa, come tempio dedicato a tutte le divinità, passate e future. Nel VII secolo viene convertito in basilica cristiana col nome di Santa Maria ad Martyres. Oggi gode della nomina di Basilica minore.

Lo sapevate che? La cupola del Pantheon è tutt’ora la più grande del mondo, superando per diametro sia la cupola della Basilica di San Pietro di Roma sia quella di Santa Maria del Fiore di Firenze.

Lo sapevate che? Il popolo romano soprannominò “orecchie d’asino” i due campanili eretti sul fronte della basilica dall’architetto Gian Lorenzo Bernini nel ‘600. Questi furono rimossi solo nel 1883.

Lo sapevate che? Oltre alla tomba di Raffaello, la basilica ospita le spoglie dei primi due Re del Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I con la  consorte Margherita. Ma è anche il luogo di sepoltura di altri artisti illustri, tra cui il pittore Annibale Carracci, l’architetto Jacopo Barozzi da Vignola e il compositore barocco Arcangelo Corelli.

Lo sapevate che? Accanto alla Madonna del Sasso, come ricorda un’epigrafe, è sepolta Maria Antonietta Bibbiena, nipote del Cardinale Bibbiena, data dallo zio come promessa sposa al famoso pittore Raffaello, morto prima che potesse sposare una donna da lui mai amata.

Galleria Doria Pamphilj - Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano

Uno dei primi esempi di doppio ritratto raffaellesco è il Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano (1516) l’unica opera di Raffaello presente nella Galleria Doria Pamphilj. I personaggi raffigurati, due illustri umanisti della corte pontificia, sono posti di tre quarti davanti a uno sfondo verde smeraldo. Nell’opera è possibile vedere l’eccellente resa dei volti, una gran cura dei dettagli delle folte chiome e delle barbe, e degli sbalorditivi effetti luministici; tutti chiari elementi che Raffaello ha appreso dallo stile veneziano.

Villa Madama

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Tra i progetti architettonici di Raffaello c’è la villa suburbana nota come Villa Madama che sorge alle pendici di Monte Mario come villa di campagna per i soggiorni del papa Clemente VII. La villa, composta da logge, porticati, esedre e giardini all’italiana, rappresenta un grandioso progetto architettonico eseguito inizialmente da Raffaello e portato a termine da Antonio da Sangallo il Giovane e Giulio Romano.
Dal 1937 è sede di rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri.

Lo sapevate che? La villa prende l’appellativo di “Madama” da Margherita d’Austria, che sposa in seconde nozze Ottavio Farnese.

Lo sapevate che? Anche se di loro proprietà, i Borbone di Napoli non soggiornarono mai nella villa, concedendola invece come residenza ad artisti e scrittori tra cui Wolfgang Goethe.

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Raffaello Sanzio, Autoritratto, 1504-1506, particolare

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