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San Giovanni e la Notte delle Streghe

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San Giovanni e la Notte delle Streghe
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In passato una delle feste religiose e profane più sentite a Roma era quella di San Giovanni, patrono della città, festeggiato il 24 giugno.

La festa cominciava la notte della vigilia, la cosiddetta “notte delle streghe”, durante la quale la tradizione voleva che le streghe andassero in giro a catturare le anime.

La gente partiva allora da tutti i rioni di Roma, al lume di torce e lanterne, e si concentrava a San Giovanni in Laterano per pregare il santo e per mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche.

Mangiare le lumache, le cui corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, significava distruggere le avversità.

La partecipazione popolare era massiccia, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto si faceva rumore con trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi.

La festa si concludeva all'alba quando il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, dopo la quale dalla loggia della basilica gettava monete d'oro e d’argento, scatenando così la folla presente.

Oggi, purtroppo, la tradizionale festa di San Giovanni ha perso quasi del tutto la sua antica importanza, ma rivive da alcuni anni a questa parte in alcune manifestazioni organizzate per l’occasione.

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San Giovanni
Modificato da redazione 

Le ottobrate romane

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Le ottobrate romane
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Le ottobrate romane erano gite domenicali, talvolta si festeggiava anche giovedì, che si svolgevano a Roma in ottobre, il mese della  vendemmia. Una consuetudine che alcuni fanno discendere dai Baccanali dell’antica Roma:  feste legate al ciclo delle stagioni.

Meta abituale delle scampagnate era il monte Testaccio; ma la presenza di orti e vigne intorno alle porte della città favorì  la diffusione verso ponte Milvio, le vigne tra Monteverde e porta San Pancrazio, porta San Giovanni e porta Pia.

Si partiva di buon’ora, assestati su dei  carretti addobbati a festa e trainati da cavalli bardati. Grande cura si riservava all’abbigliamento: le stampe dell’epoca ci mostrano donne ornate di piume e fiori e uomini eleganti, per fare colpo sulle belle ragazze.

Al suono  dei tamburelli, delle chitarre e delle nacchere si ballava il saltarello. Si giocava alle bocce, a ruzzola, all’altalena e agli alberi della cuccagna. Naturalmente il vino scorreva a volontà, e non mancavano mai gnocchi, trippa e abbacchio.

La tradizione delle Ottobrate rimase viva fino ai primi decenni del 900, sopravvivendo alla Roma papalina; ma ancora oggi, quando ottobre riserva giornate luminose, è consueto dire “ che splendida  ottobrata”.

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Isola Tiberina
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Roma da leggere

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Roma da leggere
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Roma non basta una vita” per conoscerla appieno

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Una famoso libro di Silvio Negro si presenta con un titolo quanto mai veritiero: “Roma non basta una vita”. Non basta per conoscerla in pieno, non basta per leggere anche una piccola parte dei libri a lei dedicati. Ma non bisogna scoraggiarsi; è vero che sono in tanti a scrivere e noi siamo soli a leggere, ma bisogna pur iniziare.

Il nostro  itinerario bibliografico, personale come tutti gli itinerari, ha il valore di un breve vademecum di lettura godibile, ma per nulla semplificatorio.

Stendhal e Goethe: due stranieri che hanno amato la città, senza nasconderne i  difetti. I loro resoconti di viaggio, due testi di  antropologia sentimentale,  sono, come si dice, un buon inizio. Quindi, buona lettura con le “Passeggiate Romane” del francese e il “Viaggio in Italia” del tedesco. Un piccolo orientamento sui viaggiatori che hanno visitato Roma, amandola alla follia oppure detestandola, lo si trova nel volumetto del poeta Valerio Magrelli: “Magica e velenosa. Roma nel  racconto degli scrittori  stranieri”.

Pier Paolo Pasolini e Carlo  Emilio Gadda sono due autori “classici” del Novecento. Diversi fra loro  per carattere e stile, per vitalismo e ritrosia, ci hanno dato, loro non romani, due tra le più alte testimonianze letterarie sulla città. Il romanzo di Gadda “Quer  pasticiaccio  brutto de via Merulana” rappresenta, per il lettore, una sfida intellettuale: la sontuosità  semantica delle pagine gaddiane, la trama complessa possono scoraggiare. Non bisogna desistere; a lettura ultimata, grande sarà il piacere e indimenticabile la Roma piccolo borghese degli anni ’50. Il regista Pietro Germi, nel 1959, trasse, dal libro, il film “Un maledetto imbroglio”; cercatelo in qualche cineteca, ne vale la pena.

La Roma di Pier Palo Pasolini è la città dolente delle borgate; la realtà urbana dalla disordinata crescita economica che travolge culture e modi di vita tradizionali, senza  peraltro sostituirli con altre possibilità aggreganti. Il passato viene dimenticato, cancellato dalla memoria, ma non esiste il futuro. Da leggere: “Ragazzi di  vita” e “Una vita violenta”.

Lo scrittore romano Marco Lodoli ha pubblicato due piccole “guide vagabonde” di Roma: “Isole” e “Nuove Isole”. Si tratta di guide per camminatori disordinati e compulsivi; la città si gode senza una meta precisa, si esce di casa e si parte. Un modo antico, e meraviglioso, per conoscerla.

Buona lettura a tutti.

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