L’Accademia d’Ungheria a Roma presenta una doppia mostra che mette in dialogo i mondi poetici di Botond Részegh e Giovanni Longo. Le figure essenziali e sospese di Részegh esplorano la vulnerabilità e la solitudine contemporanea, mentre gli organismi scultorei di Longo—nati da frammenti di legno raccolti—evocano memoria, trasformazione e la tensione tra pieno e vuoto. Melancolia Universalis di Részegh è curata da Zsolt Petrányi, la cui visione curatoriale mette in luce l’esplorazione dell’artista della vulnerabilità, della solitudine e dei fragili confini della condizione umana. Come una diga di Longo include un testo critico di Davide Silvioli, che offre una lettura interpretativa degli organismi scultorei nati da frammenti di legno raccolti, evocando memoria, metamorfosi e la tensione tra pieno e vuoto.
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