L'esposizione Acrobati, fachiri e luna park svela per la prima volta un eccezionale corpus fotografico di Annabella Rossi, antropologa pioniera che documentò con rara sensibilità il mondo dello spettacolo popolare nelle periferie romane del dopoguerra.
La mostra è l’esito di un’articolata operazione di digitalizzazione e studio avviata dall’ICPI nel 2017 sui fondi fotografici di Annabella Rossi (1933-1984) co-gestiti con il Museo delle Civiltà (MuCiv). Figura centrale dell’antropologia italiana e allieva di Ernesto de Martino, la Rossi ha indagato con rigore scientifico le realtà marginali e le culture subalterne; in questo nucleo di scatti, realizzati insieme all’amica e fotografa Rosita Pedretti, la sua lente si sposta sulle periferie romane tra il 1957 e il 1960, documentando sistematicamente il microcosmo dei circhi stanziali, delle arene di quartiere e dei luna park che segnavano il confine tra l’urbanizzazione crescente e la campagna.L’allestimento è concepito per tradurre visivamente la complessità del lavoro di campo dell’antropologa. Le fotografie sono riprodotte in grandi dimensioni su supporti tessili e sospese ad altezze variabili: una scelta museografica che permette di immergersi letteralmente nel dettaglio fotografico. Questo percorso visivo dialoga con la videoinstallazione “Contrappunti Periferia” di Francesco De Melis, che rielabora i materiali d’archivio in un contrappunto ritmico tra l’immagine fissa e la dimensione temporale del movimento.Il valore documentario della mostra è ulteriormente rafforzato da una rete di collaborazioni istituzionali che ha permesso di integrare la fotografia con rari materiali audiovisivi. Grazie all’Archivio Storico Luce, il percorso include cinegiornali d’epoca e il fondamentale film di Romolo Marcellini, Fuori le mura (1947), prezioso documento sulla vita dei girovaghi nel dopoguerra.
Il Centro Sperimentale di Cinematografia ha inoltre concesso la proiezione de Il Fachiro (1963) di Giorgio Turi, opera di osservazione diretta che indaga lafigura di Savitry, il fachiro Pietro Santolamazza, offrendo un riscontro oggettivo alla costruzione del personaggio di Zampanò operata da Federico Fellini nel cinema di finzione.
L’esposizione analizza dunque la Roma delle periferie non come sfondo pittoresco, ma come laboratorio sociale in trasformazione. La presenza in mostra di testimoni diretti, come Nevio e Patrizia Paggiola, eredi di una delle storiche famiglie del panorama circense e dello spettacolo viaggiante romano, ritratti dalla Rossi nel suo reportage, consente di convalidare il dato d’archivio attraverso la memoria orale, permettendo l’identificazione di arene, circhi e artisti rimasti per decenni senza nome. Grazie al loro incontro con i ricercatori dell’ICPI, la ricerca scientifica si è trasformata in memoria viva.
L’evento inaugurale del 23 aprile (ore 18:30) è sottolineato da una monumentale luminaria salentina, portale di luce che trasforma l’ingresso della Vaccheria in un’entrata da fiera d’altri tempi. L’evento è animato da performance musicali dal vivo, rievocando l’energia delle antiche arene di piazza.
Mostra curata dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI)
Informations
dal martedì al giovedì, dalle 9.00 alle 13.00venerdì, sabato e domenica, dalle 9.00 alle 19.00
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