Roma è una bestia antica che finge di riposare. Ma quando cala l’inverno e la primavera si affaccia con passo incerto, c’è un punto esatto in cui le pietre tornano a vibrare. Succede al Teatro di Marcello, succede nelle sale che odorano di storia e disobbedienza. Succede con I Concerti del Tempietto, che anche nel 2026 non chiedono permesso a nessuno.Qui la musica classica non è un museo con la polvere sui leggii: è una scarica elettrica, un atto fisico, una collisione tra secoli. Verdi, Puccini, Donizetti, Rachmaninoff, Bach non vengono eseguiti: vengono rimessi in circolo come sangue fresco. Le arie respirano, i preludi ringhiano, la voce si sporca di vita vera.Nella Sala Baldini, il Bel Canto esplode come una confessione notturna: Clara Luz Iranzo, soprano dalla voce che sale senza chiedere scusa, attraversa Verdi e Rachmaninoff come se fossero stati scritti ieri sera. Accanto a lei, Michelangelo Carbonara: pianoforte come campo di battaglia e carezza insieme. Prima ancora, il pubblico cammina tra le rovine del Teatro di Marcello: perché qui la musica nasce dal suolo, non dal marketing.Marzo si tinge di Giallo Oro, aprile profuma di Pasqua e Pasquetta con Bach che si fa vertigine, danza, preghiera laica. Chitarre, pianoforti, voci, archi: ogni concerto è un atto unico, irripetibile, necessario. Non esiste routine, non esiste replica emotiva.Tutto questo accade sotto una direzione artistica che non conosce la parola limite: Angelo Filippo Jannoni Sebastianini. Da cinquant’anni trasforma Roma in un laboratorio permanente, dove l’arte non consola ma sveglia. Il Tempietto non è una rassegna: è una posizione presa. È la scelta di far suonare la bellezza nei luoghi dove il tempo si è fermato, per costringerlo a ripartire.Chi entra a un Concerto del Tempietto non assiste. Partecipa. E quando esce, Roma non è più la stessa. Nemmeno lui.
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Giovedì 19 febbraio 2026 alle ore 20.00
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