Carlo Gallerati è lieto di presentare Forza fragile, una mostra personale di Lucilla Candeloro a cura di Noemi Pittaluga.Osservare le opere di Lucilla Candeloro significa scivolare in una condizione onirica. Con i suoi alberi in bianco e nero, i muschi e licheni, i tronchi fossilizzati e carbonizzati, l’artista descrive, attraverso la figura retorica della sineddoche (una parte per il tutto), un ambiente boschivo con l’intenzione di avvolgere il visitatore a trecentosessanta gradi. Tutti i sensi sono coinvolti, nonostante l’apparente silenzio che qui ha una valenza sonora paradossalmente importante. Le creazioni artistiche, realizzate utilizzando cartapesta, carboncino, pittura a olio e il materiale naturale (trovato e raccolto passeggiando nel Parco Nazionale della Maiella e nei luoghi selvatici visitati), sono come le lettere di un alfabeto che diventa un silente e personale mezzo espressivo. I lavori si manifestano, quindi, come un linguaggio metafisico che prende forma grazie a un percorso di traduzione capace di attraversare diversi media artistici. La Candeloro conferisce alla fotografia un importante ruolo ispiratore all’interno del suo metodo compositivo. Il suo scopo, infatti, risiede nell’interpretare secondo una visione intimista l’immagine fissata nell’hic et nunc dello scatto. Se inizialmente l’artista, provenendo da una tradizione figurativa, aveva orientato la sua attenzione alla rappresentazione realistica di ciò che dipingeva, pian piano sperimenta una ritrattistica che si discosta dal descrivere pedissequamente i tratti dei volti immortalati dalle fotografie. I modelli, in questa fase creativa, risultano alterati secondo le caratteristiche che per l’autrice rappresentavano le personalità degli individui. Nell’ultimo decennio, seguendo questa tendenza alla trasfigurazione, la Candeloro non ha più rivolto lo sguardo all’altro, ma si è concentrata su tematiche sociali e sulla relazione con la natura attraverso una narrazione in soggettiva in cui l’essere umano è assente, se non per la voce della stessa autrice. L’oggetto d’indagine si focalizza sulla condizione dicotomica dell’habitat montano che si presenta al contempo come un fragile ecosistema da preservare e come forza selvaggia indomabile. I lavori prodotti hanno un notevole connotato materico e sono il frutto dello studio di texture degli elementi presenti negli ambienti silvestri - foglie, fiori, rami, cortecce, pietre etc. - e di sperimentazioni chimiche con la linfa di alcune piante. Il fruitore, visitando la mostra, si immerge nelle pagine di un diario privato e percorre un sentiero metaforico sospeso tra realtà e fantasia. Il mito greco della ninfa Maja, che ha dato origine alla catena montuosa abruzzese, sembra creare un’atmosfera favolistica in cui le immagini diventano simboli sui quali riflettere per prendersi cura dei delicati equilibri dell’uomo e della terra. La Candeloro ci suggerisce che specchiarsi nell’ambiente che ci circonda e capirne i meccanismi è davvero la forza motrice per un’esistenza lungimirante e appagante.
Informations
Da giovedì 16 aprile 2026 a venerdì 8 maggio 2026Inaugurazione: giovedì dal 16 aprile 2026, dalle ore 18.00 alle ore 21.00
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