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Agosto a Roma. Appuntamento con la tradizione (di ieri e di oggi)

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Agosto a Roma. Appuntamento con la tradizione (di ieri e di oggi)
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Oltre che dei suoi monumenti, dei suoi palazzi e delle sue chiese, una città è fatta anche dei riflessi delle sue storie e della vita che la attraversa. Una vita che, a Roma, è sempre stata scandita da riti, feste, ricorrenze, anniversari, celebrazioni: un fitto calendario di appuntamenti fissi che, con il loro carico di tradizioni, rappresentavano un’occasione di riflessione, tanto religiosa quanto civile, di incontro, condivisione e divertimento, stagione dopo stagione.

Se alcuni, come si dice, non hanno resistito all’oblio del tempo o hanno perso parte di quel senso di perfetta meraviglia che sapevano regalare ai romani e ai tanti visitatori della città, altri godono ancora oggi di ottima salute e si sono persino arricchiti di nuovi elementi. E altri ancora, anche se nati in anni più recenti, sono ormai entrati a pieno titolo tra le “tradizioni” moderne e contemporanee della città.

Così, per vivere appieno Roma e sentirsi dentro la sua storia, mese per mese vi raccontiamo alcuni dei giorni e dei momenti speciali della città, di oggi e di ieri, gli appuntamenti più sentiti o attesi, o anche semplicemente più curiosi.

Le oche e i Galli, 3 agosto

“Vae victis”, guai ai vinti che non possono dettare condizioni, e “Non auro, sed ferro, recuperanda est patria”, la patria non si riscatta con l’oro ma con il ferro. L’epico botta e risposta tra il condottiero gallo Brenno e il romano Furio Camillo ci porta alle battute conclusive di uno dei momenti più drammatici di tutta la fase arcaica della storia della città. Iniziato con la sconfitta disastrosa dell’esercito romano presso il fiume Allia, un affluente del Tevere, che aveva spianato ai temibili Galli Senoni la strada verso Roma, rapidamente occupata e messa a ferro e fuoco. L’ultimo baluardo di difesa rimaneva il Campidoglio, che le schiere di Brenno cercarono di espugnare di notte, puntando sull’effetto sorpresa. Quando tutto sembrava perduto, l’aiuto insperato arrivò da Giunone, e dagli animali sacri alla dea. Le oche, allarmate dai movimenti degli assedianti, iniziarono infatti improvvisamente a starnazzare, svegliando i Romani in tempo per respingere l’assalto. Dicono alcune fonti che era il 3 agosto del 390 a.C.: l’assedio continuò ma leggenda vuole che l’episodio si rivelasse uno di quei turning point che, insieme con l’arrivo di Camillo da Ardea, cambiarono le sorti della guerra. Sconfitti infine i Galli e superata la gran paura, Roma poté così riprendere la sua irrefrenabile espansione. Quanto alle oche, da quel giorno venne istituita una festività annuale, e il 3 agosto di ogni anno i candidi pennuti venivano addobbati d’oro e di porpora, per poi essere condotti in processione tra due ali di folla festante.

Il miracolo della neve, 5 agosto

Cominciò tutto con un sogno. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 352 d.C., la medesima visione folgora il sonno dell’anziano patrizio romano Giovanni e di papa Liberio. È la Vergine Maria, che chiede loro di erigere una chiesa in un luogo che indicherà in forma straordinaria. Detto fatto: la mattina seguente, la cima dell’Esquilino si tinge miracolosamente di bianco, nonostante le temperature da piena estate. Sulla neve ancora intatta, il papa segna allora il tracciato di quello che diventerà il primo santuario mariano d’occidente, prontamente finanziato da Giovanni e da sua moglie. Così narra la leggenda sulle origini della basilica di Santa Maria Maggiore, dai fedeli chiamata anche Santa Maria ad Nives, della neve. Anche se non riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa, il miracolo viene ancora oggi ricordato il 5 agosto di ogni anno, in occasione della festa della dedicazione della basilica, con una cascata di petali bianchi fatta scendere durante la solenne celebrazione liturgica. Dal 1983, inoltre, lo spettacolo ideato dall’architetto Cesare Esposito trasforma la piazza antistante in un teatro di suoni e luci, con scenografie stellari, video-mapping e performance. La rievocazione culmina a mezzanotte quando, in un crescendo di grande suggestione, una nevicata artificiale cade dal cielo stellato dell’estate romana.

San Lorenzo e le Perseidi, 10 agosto

È per tradizione la notte da trascorrere con il naso all’insù, la notte delle stelle cadenti e dei desideri. Anche se le luci della città offuscano la visione dello sciame delle Perseidi che la Terra attraversa in estate, a Roma non mancano i luoghi da cui poter assistere allo spettacolo offerto dal cielo, per esempio il Gianicolo, la Terrazza del Pincio o le spiagge di Ostia. Ma il 10 agosto è anche il giorno dedicato al martirio del diacono Lorenzo, avvenuto secondo il martirologio romano nel 258 d.C., durante le persecuzioni di Valeriano. Nella tradizione popolare le stelle cadenti rappresenterebbero proprio le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, lacrime che vagherebbero nei cieli scendendo sulla terra solo in questo giorno, o i carboni ardenti su cui fu arso vivo (su una graticola, anche se secondo alcuni studi moderni sarebbe stato decapitato). A Roma la fama e il culto di Lorenzo, che della città è terzo patrono dopo San Pietro e San Paolo, sono testimoniati dal numero di chiese che gli furono dedicate, ben trenta nel medioevo, dalla basilica lungo la via Tiburtina in cui il santo riposa fino alla piccola e poco nota San Lorenzo in Piscibus. O a San Lorenzo in Panisperna, nel Rione Monti, la cui denominazione sembrerebbe derivare dall’usanza delle monache clarisse dell’attiguo convento di distribuire ogni 10 agosto ai poveri della città “panis et perna”, pane e prosciutto, in ricordo delle attività assistenziali e caritative svolte da Lorenzo, che considerava la povera gente il vero tesoro della Chiesa.

Ferragosto e la festa dell’Assunta, 15 agosto

Fettuccine con i fegatelli, pollo con i peperoni e cocomero: ecco il menù che la tradizione impone sulle tavole romane per il 15 agosto, la festa che segna il giro di boa dell’estate celebrandolo con ricche mangiate e gite fuori porta. Ma Ferragosto è prima di tutto una ricorrenza antica, che trae origine dalle Feriae Augusti, istituite nel lontano 18 a.C. da Ottaviano Augusto e a loro volta derivate dai Consualia, le feste che nella Roma arcaica celebravano la fine dei lavori agricoli: un periodo di riposo e festeggiamenti condito da banchetti, spettacoli teatrali e corse di cavalli, con gli animali da tiro dispensati dal lavoro nei campi e addobbati con fiori. Intorno al VII secolo la festa pagana venne assimilata dalla Chiesa Cattolica: fu allora che si cominciò infatti a celebrare l’Assunzione in cielo di Maria, festività poi fissata il 15 agosto. Il culto fu in realtà riconosciuto come dogma solo nel 1950 ma ebbe da subito un profondo radicamento nella devozione popolare: a Maria Assunta fu per esempio dedicata nel 1483 la “nuova” Cappella Sistina, inaugurata da papa Sisto IV proprio il 15 agosto. Nella Roma del Medioevo e del Rinascimento, uno degli appuntamenti più attesi era poi la spettacolare processione notturna animata dalle corporazioni cittadine che attraversavano la città alla luce delle fiaccole, trasportando la venerata immagine del Salvatore Acheropita dalla cappella del Sancta Sanctorum fino alla basilica di Santa Maria Maggiore. Altrettanto spettacolare era la particolare funzione che per l’Assunta si svolgeva nel Pantheon: tra nubi e angeli vaganti, con appositi congegni si faceva innalzare un’immagine della Vergine fino a farla sparire attraverso l’ampia apertura della cupola. Nonostante la piega prevalentemente religiosa, il Ferragosto romano restò comunque sempre legato a riti più profani, con combattimenti di tori, corse di cavalli, gare e giochi sulle rive del Tevere o a piazza Navona, allagata per dare sollievo dal grande caldo di agosto sia ai nobili sia al popolo. E con grandi abbuffate conclusive.

San Bartolomeo e la sagra dei cocomeri, 24 agosto

Nel Giudizio universale della Cappella Sistina, lo vediamo tenere in una mano il coltello simbolo del suo supplizio e nell’altra la pelle strappata via dagli aguzzini, e si dice che nei lineamenti del suo viso, deformati dalla sofferenza, Michelangelo abbia voluto dipingere il proprio autoritratto. Raccontano i Vangeli, e poi gli Atti degli Apostoli, che Bartolomeo era uno dei dodici apostoli che avevano accompagnato Gesù, ma sulla sua storia successiva cala poi il silenzio. O meglio, ne parlano le leggende, alcune delle quali lo dicono missionario in India e in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, subendo però un martirio tremendo: scuoiato vivo e decapitato un 24 agosto, il giorno in cui il santo sarà ricordato nel calendario liturgico. A Roma le sue reliquie sono conservate in una vasca di porfido rosso sotto l’altare maggiore della chiesa di San Bartolomeo all’Isola, fatta costruire da Ottone III, alla fine del X secolo, sui resti del tempio di Esculapio dell’Isola Tiberina. Ma la memoria e la popolarità di Bartolomeo tra i romani, fino all’Ottocento, erano legate anche alla festa che qui si svolgeva ogni 24 agosto, quando ogni angolo dell’isola era invaso dai cocomerai e dai cocomeri esposti sulle “scalette” o ammonticchiati come palle di cannone. Tra le urla e le acclamazioni della folla, alcuni cocomeri venivano lanciati nel fiume e diventavano oggetto di contesa tra i ragazzini che si tuffavano tra i gorghi del Tevere per recuperarli. Decisamente pericoloso, il passatempo venne proibito nel 1870 a causa dei frequenti incidenti che si verificavano: ma il cocomero è rimasto uno dei freschissimi vizi estivi della città.

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Santa Maria Maggiore
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