Con i seguenti itinerari i nostri reporter ci illustrano il quartiere Testaccio: un tempo luogo periferico dove i romani facevano delle scampagnate e si rilassavano nei prati, diventato poi protagonista dell’urbanizzazione industriale. Il quartiere mantiene ancora oggi spirito romano, un po’ goliardico, che rende questo posto così affascinante non solo per chi lo visita da turista, ma anche per chi a Roma ci vive da sempre.

A condurci Stefania Perrone, Simone Prezzolini, Tobias Marchetti: tre ragazzi, tre stili di vita e tre modi diversi di vivere Roma.

Il materiale è stato prodotto nell’ambito del Master in “Comunicazione e Cultura del Viaggio” organizzato nel 2013 dal Centro Studi CTS e dalla Società Geografica Italiana, ed è stato gentilmente concesso in uso al Dipartimento Promozione del Turismo e della Moda.

Gli studenti individuati dal coordinamento del Master per questo speciale progetto – Stefania Perrone, Simone Prezzolini, Tobias Marchetti – sono stati impegnati in un’attività laboratoriale “sul campo” nei quartieri Garbatella, Ostiense, Aventino, Terme di Caracalla, Testaccio, Pigneto – San Lorenzo.

Nuove testae - Tradizione contemporanea di Stefania Perrone

DSC_9790Si chiama Ace, Art Cafè Exhibition il progetto di quattro soci che nel quartiere Testaccio cercano di combinare l’attività commerciale con la possibilità di espressione creativa.

“Siamo qui dal 1991 e prima eravamo a Campo de’ Fiori. Siamo stati tra i primi in città a proporre dei piatti vegetariani. Ora non è semplice lavorare, perché questo quartiere è stracolmo di attività notturne, ma noi siamo aperti dalla mattina fino alle 2 di notte e cerchiamo di proporre delle attività culturali, per interagire col territorio e inglobare la gente in una sorta di scambio”. Questo racconta Andrea, uno dei quattro soci del piccolo bar Il Seme del Caffè e della Foglia, che propone delle micro esposizioni fotografiche o di arti visive e idee come testi stampati sui tavolini, per far immergere i clienti in un’atmosfera che arricchisca il caffè di qualche contenuto.
“Stiamo anche preparando un giornale con testi di vario tipo in cui speriamo di coinvolgere tanti per creare un progetto collettivo”. Per i quattro la partecipazione è importante e ci tengono a mantenere, seppure in uno spazio ridotto, la possibilità di esprimersi nel mondo dell’arte e dintorni.
Il locale si trova in via galvani, quasi al centro della movida romana sviluppatasi negli ultimi anni, trasformando un tranquillo quartiere popolare in uno dei poli fondamentali delle notti del divertimento.
Quelle che erano infatti le antiche fraschette e osterie, sono oggi ristoranti, locali e discopub dove poter ballare o mangiare immersi tra le antiche anfore rotte che costituiscono il Monte dei Cocci: 35 metri di resti di contenitori usati dagli antichi romani per merci organiche di vario tipo, il monte e è quello che da il nome al quartiere: dal latino Testae, cocci.

Andrea continua illustrando delle curiosità del suo rione: “Da lassù nel periodo della quaresima medievale, si gareggiava per uccidere degli animali che si facevano poi rotolare giù dal monte in delle botti, è da questo che viene la radice della parola Carnevale”.

Testaccio è stato luogo di scambio di merci grazie al porto fluviale, era il luogo periferico dove i romani facevano delle scampagnate e si rilassavano nei prati, per poi diventare protagonista dell’ urbanizzazione industriale, con la costruzione di alloggi prossimi ai luoghi di produzione e si apre oggi ad un panorama che mescola la storia alle nuove tendenze contemporanee.

Questo si percepisce facendo pochi passi verso il nuovo Mercato Rionale, unaDSC_9791 struttura bianca e molto luminosa; cinquemila metri quadri di modernità ed ecosostenibilità che ospita i banchetti della frutta e tutti i prodotti della tradizione romana e dove turisti e gente del luogo si mescolano per un colorato caffè.

 

I Mercati sono una delle caratteristiche interessanti della capitale e questo del 8 municipio in particolare, è una sintesi tra contemporaneo e antico, tra tradizione e arte. Oltre a grandi architetti, all’opera hanno partecipato degli artisti, sviluppando un progetto fotografico con ritratti in bianco e nero dei titolari dei chioschi , esposti sulle pareti esterne della struttura.

Perfettamente in linea con questa nuova creazione, le realtà che sono alloggiate DSC_9897nell’ex mattatoio, fanno pensare a tutt’altro che alla vecchia Roma. In questi ampi spazi trova sede, infatti , una particolare realtà, la CAE: Città dell’altra economia.
Il biologico, il cibo sano, l’attenzione all’ambiente anche attraverso bio architetture e molte tematiche green si raggruppano in uno spazio dove si gusta un pranzo a km zero, dove si fa la spesa bio e lo shopping alla bottega del commercio equo … tutto esposti al dolce sole autunnale, in un luogo silenzioso e così ampio da far venire voglia di correre o anche andare a guardare i cavalli dei maniscalchi che si aggirano per il posto.

DSC_9819Un imponente polo culturale l’ex mattatoio, che contiene anche la facoltà di architettura, i cui studenti incrociandosi con quelli della Scuola Popolare di Musica, fanno pausa tra gli antichi abbeveratoi della struttura . Ma a farsi notare nel piazzale è di certo il MACRO, importante museo di arte contemporanea che ospita artisti da tutto il mondo con istallazioni su varie tematiche: in questo periodo è presente una struttura in bambù di 30 metri di Mike e Doug Starn, probabilmente a richiamo proprio del monte a pochi passi.

Poco più avanti un centro sociale che propone delle iniziative musicali oltre che sociali e politiche e l’associazione Ararat , formata da un centinaio di Kurdi , che di tanto intanto apre le sue porte all’esterno per far conoscere le abitudini e le tradizioni di un popolo presente nella capitale.

Un mix in cui piacevolmente confusi ci si aggira tra le storie sovrapposte di varie DSC_9912epoche, edifici appena costruiti e altri recuperati con un nuovo senso, realtà straniere, culturali, artistiche ed ecologiche che danno al quartiere la possibilità di avere ha tanto da dire e da mostrare, non deludendo nessuna voglia di esplorazione e di conoscenza.

Testaccio di Simone Prezzolini

 “Me ne vado, ti lascio nella sera che, benché triste, così dolce scende per noi viventi, con la luce cerea che al quartiere in penombra si rapprende. E lo sommuove. Lo fa più grande, vuoto, intorno, e, più lontano, lo riaccende di una vita smaniosa che del roco rotolio dei tram, dei gridi umani, dialettali, fa un concerto fioco e assoluto. E senti come in quei lontani esseri che, in vita, gridano, ridono, in quei loro veicoli, in quei grami caseggiati dove si consuma l’infido ed espansivo dono dell’esistenza – quella vita non è che un brivido; corporea, collettiva presenza; senti il mancare di ogni religione vera; non vita, ma sopravvivenza – forse più lieta della vita – come d’un popolo di animali, nel cui arcano orgasmo non ci sia altra passione che per l’operare quotidiano: umile fervore cui dà un senso di festa l’umile corruzione. Quanto più è vano – in questo vuoto della storia, in questa ronzante pausa in cui la vita tace – ogni ideale, meglio è manifesta la stupenda, adusta sensualità quasi alessandrina, che tutto minia e impuramente accende, quando qua nel mondo, qualcosa crolla, e si trascina il mondo, nella penombra, rientrando in vuote piazze, in scorate officine… Già si accendono i lumi, costellando Via Zabaglia, Via Franklin, l’intero Testaccio, disadorno tra il suo grande lurido monte, i lungoteveri, il nero fondale, oltre il fiume, che Monteverde ammassa o sfuma invisibile sul cielo. Diademi di lumi che si perdono, smaglianti, e freddi di tristezza quasi marina… Manca poco alla cena; brillano i rari autobus del quartiere, con grappoli d’operai agli sportelli, e gruppi di militari vanno, senza fretta, verso il monte che cela in mezzo a sterri fradici e mucchi secchi d’immondizia nell’ombra, rintanate zoccolette che aspettano irose sopra la sporcizia afrodisiaca: e, non lontano, tra casette abusive ai margini del monte, o in mezzo a palazzi, quasi a mondi, dei ragazzi leggeri come stracci giocano alla brezza non più fredda, primaverile; ardenti di sventatezza giovanile la romanesca loro sera di maggio scuri adolescenti fischiano pei marciapiedi, nella festa vespertina; e scrosciano le saracinesche dei garages di schianto, gioiosamente, se il buio ha resa serena la sera, e in mezzo ai platani di Piazza Testaccio il vento che cade in tremiti di bufera, è ben dolce, benché radendo i capellacci e i tufi del Macello, vi si imbeva di sangue marcio, e per ogni dove agiti rifiuti e odore di miseria. È un brusio la vita, e questi persi in essa, la perdono serenamente, se il cuore ne hanno pieno: a godersi eccoli, miseri, la sera: e potente in essi, inermi, per essi, il mito rinasce… Ma io, con il cuore cosciente di chi soltanto nella storia ha vita, potrò mai più con pura passione operare, se so che la nostra storia è finita?”

ponte testaccio2Questo scriveva Pasolini di Testaccio e dei suoi abitanti, rivolgendosi ad Antonio Gramsci (sepolto nel vicino cimitero Acattolico di Roma) nell’ultima parte del poemetto “Le Ceneri Di Gramsci”, del 1954. Nelle sue crude, marcescenti e acute osservazioni Pasolini esalta la “prosaica” passionalità dei testaccini, il loro ardore scomposto ma indissolubile che permea le loro vite umili e goliardiche. Il loro vivere “vigorosamente” alla giornata. Semplicemente, nel degrado. Il contesto infrastrutturale e sociale è cambiato dagli anni 50, ma lo spirito mordace dei testaccini è sempre uguale. Le radici sono quelle di un quartiere popolare, industriale, che il tempo e l’inevitabilità del progresso hanno per forza di cose modificato, ma non stravolto.

La miseria malinconicamente allegra dei luoghi del quartiere che emerge nel testo, mattatoiolascia spazio ora al generale benestare di quest’epoca e a progetti urbanistici di riqualifica di strutture dismesse, figlie del boom industriale di inizio secolo. Come il mattatoio, dove parte degli immensi locali e spazi sono adesso sede del Macro (Museo di Arte Contemporanea di Roma). All’interno delle varie aree c’è già la Pelanda, utilizzata per mostre ed esposizioni temporanee, c’è anche l’installazione temporanea “Big Bamboo” che celebra il 50° anniversario dell’Enel. Esiste un’altra area che ospita la Facoltà di Architettura di Roma Tre, c’è il Centro Anziani di Testaccio, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, il magazzino degli stucchi del Vittoriano, un teatro e, nella parte al di là degli ex padiglioni di lavorazione delle carni, la Città dell’Altra Economia, le stalle delle Botticelle (le carrozzine dei cavalli che girano in centro,) un centro sociale e l’Accademia delle Belle Arti. L’odore di sangue marcio e di miseria pasoliniano è stato debellato in favore del più piacevole soffio di respiro culturale. Il lurido monte è in realtà il monte dei cocci, alto 35 m circa, venutosi a formare dall’accumulo di anfore rotte; indiscutibile testimone del fiorente commercio di questa zona nei tempi della Roma antica e prezioso reperto archeologico.

cocci2L’altro toponimo, monte dei giochi, deriva invece dal passato ludico del quartiere Testaccio. Dal Medioevo fino alla nascita del Rione, infatti, i romani l’avevano trasformato in un campo di giochi. C’era un gioco, detto il “Gioco de Testaccio” che più entusiasmava il popolo. Era una specie di torneo caratterizzato da palii, corse e corride con lotte tra tori e uomini e tra tori e cani. A contorno non mancavano ovviamente cortei in maschera con lanci di arance e confetti che animavano il periodo carnevalesco. Non vi erano solo manifestazioni ludiche. Nel corso della Settimana Santa andava in scena il “Gioco della Passione”, una processione itinerante dei popolani in costume che recitavano dialoghi improvvisati. A ricordo di tale evento, proprio in cima al monte dei cocci, venne posta una croce ancora oggi esistente.
Molti, nel corso dei secoli, i giochi “testaccini” che hanno visto protagonisti i romani. Tra questi la “ruzzica” (meglio nota come ruzzola) che consisteva nel lancio di una pesante ruota di legno a mano libera dalla cima del monte. Vinceva ovviamente chi riusciva a mandarla più lontana. Più caratteristica invece era la gara degli stornelli a braccio, una sfida tra improvvisati menestrelli che si alternavano nell’invenzione di stornelli dedicati alla bellezza della giornata o della donna. Immortalato nei versi di Gioacchino Belli l’invito di un popolano a una ballerina di Ponte di Nona:

Eh vviè, ppasciocca, ar prato de Testaccio;
viè, si tte schifi de bballà su cquello,
la sera all’ostaria der Gallinaccio.
Perch’io m’impeggneria puro l’uscello,
pe bballà ‘nziem’a ttè, ddoppo er carraccio,
o ‘na lavannarina o un zartarello..

Tutto questo accadeva specialmente nelle Ottobrate, periodo durante il quale i romani affollavano i prati vicini a Testaccio e le giornate erano bagnate dal vino novello e animate da giochi, canti, balli. Le donne romane erano al centro dell’attenzione, con i loro ornamenti floreali, rinnovavano gli antichi riti dei Baccanali. Gigi Zanasso riferisce di gite nella zona di Testaccio:

< Siccome Testaccio stà vvicino a Roma, l’ottobbere ce s’annava volentieri, in carozza e a piedi.
Arivati llà sse magnava, se bbeveva quer vino che usciva da le grotte che zampillava, poi s’annava a bballà’ er sartarèllo o ssur prato, oppuramente su lo stazzo dell’osteria der B.Pinelli- gioco a morra
(proprio sotto un pergolato)
Capannóne, o sse cantava da povèti, o sse giôcava a mmòra.
La sera s’aritornava a Roma ar sóno de le tammurèlle, dde le gnàcchere e dde li canti:
«A la reale, L’ottobbre è ffatto com’er carnovale!».
E ttanto se faceva a curre tra carozze e ccarettelle, che succedeveno sempre disgrazzie>

L’eredità delle Ottobrate è riservata oggi alle molte trattorie che servono cucina tipica della tradizione romana e ai locali notturni e non, disseminati per il quartiere: a Testaccio si mangia si beve e si balla ancora come una volta. A dar ancora più vivacità c’è poi il mercato, che ha ispirato anche il gruppo musicale degli Inti-Illimani che gli hanno dedicato una canzone; da poco spostato nella nuova sede vicino all’ex mattatoio. Pasolini, uomo di creatività, di cultura e di pensiero ma non certo di sport, non cita un altro luogo simbolo di Testaccio e di Roma: Campo Testaccio, lo stadioroma club testaccio dell’Associazione sportiva Roma, che era il simbolo di quella Roma antica ed eterna, la rugantina, la strafottente, la “core ‘n mano”, tempio del primo calcio della capitale versante giallo-rosso, tempio della “maggica”, del tifo improvvisato: “faje li bozzi!! Scrucchialo!”, ma anche organizzato, con i primi cori dell’inno sociale, “Quanno che ‘ncomincia la partita . ogni tifosetta se fa ardita. . Strilla forza Roma a tutto spiano . co’ la bandieretta ‘n mano . perche’ cia’ er core romano”. Oggi lo stadio, tra smantellamento e negligenze varie, si presenta come un santuario profanato, invaso da erbacce e rimpianto per quello che fu e quanto mai lontano dal folklore e dall’allegria che lo avvolse in passato.

Monte dei Cocci di Tobias Marchetti

 

IMG_0639“Tutti a Testaccio” è ciò che urla un gruppo di turisti bergamaschi nella loro prima avventura romana. E’ questo il luogo indicato da tutte le guide turistiche, che raccomandano, soprattutto ai giovani , di scoprire e vivere questo posto.
Ci sono tante discoteche in questa zona di Roma. E tanti sono i generi musicali offerti. Chi va cercando la buona musica, i caldi suoni elettronici, il ritmo della samba, può trovarli qui, tutti raggruppati, nello stesso quartiere, alcuni addirittura nella stessa strada.
Ma non è soltanto questo che rende questo quartiere così speciale. E’ d’obbligo per coloro che sono in cerca di accoglienti e rustici ristoranti dalla tradizione romana, accennare questa parte della città eterna. E’ pieno di trattorie, osterie, tutti posti degni di nota che vanno gustati e visitati, che per quelle persone che amano la buona tavola diventano un “must”.

Queste trattorie offrono i piatti romani più famosi. Dal sugo con la pagliata, alla trippa, frattaglie di pollo, rigatoni cacio e pepe, spaghetti alla carbonara e via discorrendo. Sono tutti piatti di una cucina povera, ma saporita, come del resto quasi tutta la cucina romana. Era l’inizio del secolo scorso, che a mano a mano hanno aperto sempre più trattorie, ognuna con la sua specialità da offrire, e che con il IMG_0629passare dei decenni hanno acquisito una fama mondiale. Inizialmente i clienti erano persone appartenenti alla classe operaia, che con pochi soldi potevano mangiare e gustarsi queste delizie.
Nasce come un quartiere popolare. Il mattatoio, che oggi non c’è più, un tempo era il centro d’aggregazione degli abitanti del rione. Era proprio lì dove i residenti e ristoratori si recarono per rimediare gli avanzi della macellazione.

Nel 1975 fu definitivamente chiuso. Ha ospitato diversi eventi negli anni. Concerti musicali di ogni genere. Alcuni spazi diventarono uffici per i vigli urbani, ma anche aule per la terza università di Roma, per la facoltà di architettura. Poi nel 2002, era l’11 ottobre, venne inaugurato il MACRO, acronimo di museo di arte contemporanea Roma.

Il nome del rione invece, proviene da “mons testaceum”. Colle Testaccio. Ma non è un vero e proprio colle, ma bensì un colle artificiale, alto all’incirca trenta metri, creatosi col passare dei secoli con anfore e vasi contenenti vino e olio, venienti dal vicino porto situato sulle sponde del fiume Tevere.
Non è ad ogni modo, solo l’arte culinaria e la movida che rendono questo quartiere così attraente. E’ assolutamente consigliabile andare a visitare la Piramide Cestia. E’ l’unica piramide che si trova a Roma. Gli storici tuttavia, affermano che a Roma erano state erette sicuramente altre tre piramidi.
La piramide fu costruita come tomba, tra il 18. E il 12. secolo a.C. su ordine di Caio Cestio Epulone.
Si sa ben poco di questo personaggio. Non sono molte le testimonianze scritte che gli storici e gli archeologi hanno trovato nel tempo. Sicuro è soltanto che doveva essere un cittadino benestante per farsi costruire una tomba del genere.
All’interno è vuota, dovuto al fatto che nel passare dei secoli, soprattutto nel medioevo, la tomba fu saccheggiata.
Sono tanti i misteri che si celano dietro a questa tomba. Il lato opposto all’entrata ad esempio osserva la costellazione di Orione durante tutto l’inverno. Sono anche tante le similitudini con la Piramide di Giza. L’allineamento astronomico ed geografico ricorda moltissimo quello riscontrato nella famosa piramide egizia.
Accanto a questo monumento, giace il cimitero acattolico di Roma.
Qui sono sepolti molti personaggi famosi, scrittori e poeti inglesi, ma anche illustri IMG_0619personaggi italiani, come Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista Italiano.
Che dire, spazia dall’età dell’antica Roma ad oggi, offre monumenti e chiese, ”magnate e bevute” come citano diversi stornelli romani. Ma non solo. Offre soprattutto quello spirito romano, un po’ goliardico, che rende questo posto così affascinante non solo per chi lo visita da turista, ma anche per chi a Roma ci vive da sempre.