In questo itinerario i nostri reporter ci svelano i mille volti di due quartieri molto particolari: Pigneto e San Lorenzo. Decisamente fuori dai circuiti classici di Roma, qui si incontrano e coesistono culture diverse, in un singolare mix di architetture industriali, derivazioni popolari e contemporaneità. Immergiamoci in questo crocevia di locali, set cinematografici, mercati e università, dove le strade brulicano di storie vissute.

A condurci Stefania Perrone, Simone Prezzolini, Tobias Marchetti: tre ragazzi, tre stili di vita e tre modi diversi di vivere Roma.

Il materiale è stato prodotto nell’ambito del Master in “Comunicazione e Cultura del Viaggio” organizzato nel 2013 dal Centro Studi CTS e dalla Società Geografica Italiana, ed è stato gentilmente concesso in uso al Dipartimento Promozione del Turismo e della Moda.

Gli studenti individuati dal coordinamento del Master per questo speciale progetto – Stefania Perrone, Simone Prezzolini, Tobias Marchetti – sono stati impegnati in un’attività laboratoriale “sul campo” nei quartieri Garbatella, Ostiense, Aventino, Terme di Caracalla, Testaccio, Pigneto – San Lorenzo.

Fermi tra i binari - Le case del tempo di Stefania Perrone

Tangenziale San Lorenzo

Due forme geometriche i quartieri Pigneto e San Lorenzo, un triangolo e un trapezio che come dimore del tempo sospeso, se ne stanno chiusi tra mura antiche, ponti, sottopassaggi, tangenziali soprelevate.

Nati come rioni popolari alla fine dell’ottocento, ricchi di alloggi per operai che lavoravano nelle fabbriche della zona, sono stati molto attivi durante la seconda guerra mondiale e nelle contestazioni studentesche degli anni ’60; vengono ancora riconosciuti come quartieri antifascisti.

Si può girare tra i più grandi monumenti della città, ma non si può perdere l’occasione di vivere le particolarità di questi luoghi, che sembrano conservare le storie del loro passato in cassetti da aprire nelle memorie degli anziani, negli angoli che apparentemente sono ricoperti di un clima più attuale.

Nella piccola isola pedonale del Pigneto, al mattino si respira un’atmosfera intima, si carpiscono i discorsi delle signore che vanno a fare la spesa al mercato, tra i banchetti sparsi per tutta la via, per poi girare l’angolo e trovare officine artistiche e botteghe che per prime si diffusero nel quartiere un po’ di anni fa durante la sua riscoperta.
Mercato del Pigneto
Piccole strade alberate ed edifici non molto alti tra i quali oggi si muovono famiglie, ragazzi e straneri che fanno parte del Comitato di Quartiere, un’iniziativa collettiva di gente che vuole prendersi cura dei luoghi dove vive, piantando alberi, fiori, e rilanciando una vecchia idea dei rioni romani: la convivialità e la socializzazione. Per questo può capitare di arrivare al Pigneto e trovare per strada delle tavolate ricche di cibo che gli abitanti hanno preparato e stanno condividendo per strada, per il gusto di conoscersi meglio e stare insieme per un pranzo domenicale. Lo scambio tra le pietanze italiane e straniere, tra quelle del nord e del sud e di chiacchiere tra anziani e giovani studenti, rende questi incontri una sorta di freno, mentre i treni intorno continuano a passare rapidi sui binari che circondano il quartiere.

Di giorno il luogo è vivace, ma completamente diverso dal clima notturno.

Dal tardo pomeriggio in poi, infatti, si illuminano i locali dove, seduti sotto i gazebo, si comincia con un aperitivo,ma in cui il popolo serale non smette di arrivare per bere 
La Bottiglieria, via del Pignetosolo una birra o per tirare fino a notte fonda nel week end.
Si abbassano le luci e anche i treni rallentano unendosi all’atmosfera rarefatta della notte, ammorbidendo i contrasti del giorno.
San Lorenzo, un po’ più esteso del primo, palazzi più alti, meno luminoso, è un cuore pulsante con un numero davvero considerevole di locali che si alternano in tutte le strade: librerie in cui sorseggiare vini italiani, atelier con mostre e installazioni pronti per gli “aperitivi d’arte”e tanti locali con musica dal vivo e selezioni musicali con dj set dall’elettronica alla folk, reggae,rock , afro beat…

Ormai quasi totalmente abitato dagli studenti dell’Università La Sapienza è stretto tra l’aria metropolitana dello Scalo smerci, attaccato alle storiche Mura Aureliane che chiudono questo lato del quartiere fino alla via Tiburtina. Dall’altro lato il silenzio del Verano, cimitero monumentale, offre anche in questo caso la possibilità del silenzio, freno alle smanie dei tram, dei treni e di quelle soprelevate, che con disinvoltura si snodano tra i palazzi e che viste dal basso se stanno sospese nel cielo azzurro della capitale.
San Lorenzo, LaSapienza

Anche a San Lorenzo come in altri quartieri si sta sviluppando un recupero di spazi dell’era industriale, tra questi l’ex Pastificio Cerere è un esempio noto di una nuova maniera di riempire vecchi luoghi di lavoro. I locali dell’ex stabilimento industriale ospitano studi d’artista, gallerie d’arte, scuole di fotografia e di grafica, gestiti dalla Fondazione che promuove al suo interno progetti artistici e formativi, scambi e residenze tra italiani e stranieri e continue collaborazioni con gli studenti dell’Università.

Entrambi i quartieri si discostano da altri luoghi della movida romana, per la loro storia, per le loro caratteristiche, per la quantità di studenti presenti che si sono 
Via degli Ausoniinseriti in un tessuto molto popolare. Tutto contribuisce ad attirare sempre più in questi luoghi il popolo banalmente chiamato “alternativo”, intellettuali, musicisti ed artisti in generale.

Come in un’antica fotografia i due quartieri vivono tra luci forti e zone d’ombra, tra stazioni e scambi, treni che passano veloci e angoli silenziosi, vecchie e nuove generazioni a confronto, che costruiscono nuovi racconti su vecchie fondamenta.

Pigneto e San Lorenzo di Simone Prezzolini

PIGNETO

La Babele dentro Roma, dove la gente entra Pinocchio ed esce Lucignolo. Lo stretto ponte che scavalca la ferrovia, intersecandosi con Circonvallazione Casilina è un passaggio da Roma al resto del mondo.

Grottesco come Walter Sobchak il Pigneto, set perfetto per un libro di Irvine Welsh. Luogo multiforme dalle mille lingue, non sembra di stare a Roma, e neanche in Italia. Zona Franca e ghetto, ventaglio di culture che coesistono in un eterogenea miscela umana, infiammabile e potenzialmente esplosiva come la benzina per quanto interessante e suggestiva. Multiculturale e interculturale è il Pigneto, sezionato, occupato e vissuto in maniera differente dai suoi variegati abitanti.

Trovi il rastafari che canticchia canzoni raggae in mezzo alla strada inneggiando alla libertà e alla pace, o il senegalese che non stacca mai dall’orecchio il telefono, sbraitando parole onomatopeicamente comiche. Il bengalese che ti chiama “fratè” quando fai la spesa nel suo bazar, la cinese che, quasi vergognandosi, ti fa il caffè al bar.

L’incontro-scontro di tutte queste realtà in poche centinaia di metri di palazzi e strade, crea uno scenario “esotico”, vario e sempre vivo del quartiere, che vive di estremi  positivi e negativi, croci e delizie, facce della stessa medaglia.torrione prenestina

Il Pigneto è degradato, sì, ma in modo artistico! Associazioni culturali, locali, cinema d’essai, studi di architetti e designer, attività commerciali che si moltiplicano; luogo di ritrovo per studenti, artisti, registi, giovani impegnati e realtà indipendenti. Tra creatività, mondanità underground, politica partecipata e voglia di innovazione, una periferia che si è evoluta. La periferia romana d’una volta, quella raccontata da Pier Paolo Pasolini, quella sudicia e pittoresca, oggi  scompare, proiettata oltre il proprio margine. Accattone fu girato al Pigneto, luogo simbolo della periferia capitolina. Tra gli angoli e le piazze del Pigneto presero vita capolavori come Roma Città Aperta di Rossellini, Bellissima di Visconti o Il Ferroviere di Germi.

Il Pigneto ha cambiato pelle dal suo passato, così come cambia pelle dal giorno alla notte,  jedi col sole e sith con la luna. Dove la mattina sorge il mercato rionale e zone limitrofe, la sera va in scena lo show del Pigneto: piatti greci, cinesi, giapponesi, indiani, filippini, sud-americani e kebabbari vanno ad aggiungersi alla porchetta de Ariccia dei “porchettoni”, perla italiana tra cibi insoliti. E poi birre e birrerie artigianali, vini, cocktail, aperitivi e un fiume in piena di gente e alcool, binomio sempre interessante che incrementa la vivace stravaganza del quartiere. Mentre a poca distanza ci sono il circolo degli artisti e l’Init per concludere una degna serata. Posto vizioso il Pigneto, circo estroso divertente e provocatorio, oasi fuori dagli schemi e ribelle, che paga il prezzo della sua “anarchia” con fenomeni di degrado urbano e spersonalizzazione rispetto al passato. Chi crede senza pegno non ha ingegno.  

SAN LORENZO
“Cadevano le bombe come la neve,
il diciannove luglio a San Lorenzo.
Sconquassato il Verano, dopo il bombardamento.
Tornavano a galla i morti e sono più di cento.
Cadevano le bombe a San Lorenzo
E un uomo stava a guardare la sua mano,
viste dal Vaticano sembravano scintille,
l’uomo raccoglie la sua mano e i morti sono mille.
E un giorno, credi, questa guerra finirà,
ritornerà la pace e il burro abbonderà
e andremo a pranzo la domenica,
fuori porta, a Cinecittà, oggi pietà l’è morta,
ma un bel giorno rinascerà e poi qualcuno farà qualcosa,
magari si sposerà…”

verano2Storie di combattimenti, bombe, morti e martiri quelle che racconta il passato di San Lorenzo. Quartiere da sempre ribelle e rosso, di fede e di sangue. Ultimo baluardo anti-fascista che impose una disperata resistenza alla marcia su Roma, pagò pegno con una spedizione punitiva delle squadriglie nere guidate da Italo Balbo che provocò 13 morti tra gli abitanti. Successivamente la storia del quartiere continua ad essere scritta con il sangue, sede dell’eccidio del 19 luglio 1943, quando gli americani (alleati e liberatori), rilasciarono migliaia di bombe che dilaniarono il quartiere , provocando altrettante migliaia di vittime tra la popolazione (1.377 accertate). Alle 11.03 di quel giorno “pietà l’è morta”, come canta Francesco De Gregori, spazzata via dai bombardieri amici a stelle e strisce.

San Lorenzo, ad ogni modo, è stoicamente sopravvissuto a tutto, alla violenza, alla morte, e al degrado in cui è nato. In origine infatti la zona fu progettata per ospitare operai e lavoratori, alla fine del 1800. Norme igieniche e strutture a norma di legge socialmente accettabili passarono in secondo piano di fronte alle opportunità di profitto per i costruttori che specularono sull’edificazione della zona, prima territorio sostanzialmente agricolo. L’ovvia conseguenza fu la nascita di un quartiere già compromesso, problematico e povero, dove facilmente potè germogliare e prosperare la criminalità .

L’Ing. Talamo (direttore dell’Istituto Romano dei Beni Stabili agli inizi del XX secolo) affermava che “ (San Lorenzo) riassume in sé prima tutti gli errori che la incoscienza di quell’infausto periodo seppe creare, poi tutte le disastrose conseguenze economiche, igieniche e morali che a quello dovevano inevitabilmente seguire”. Labasilica san lorenzo grande educatrice e pedagoga Maria Montessori, ricorda la sua prima passeggiata per le vie del quartiere, un quartiere “dove la gente per bene passa solo dopo morta”. Dalle ceneri degli anni infausti è comunque rinato il quartiere; le sue vie, ora invase da studenti della vicina università della Sapienza, hanno riacquistato colore e ovunque si trovano locali, trattorie, pub, posti di aggregazione che accolgono notti movimentate e foll(i)e giovanili. San Lorenzo ha assunto adesso una connotazione decisamente differente rispetto al passato, via via il quartiere ha ospitato tra i suoi abitanti artisti, artigiani, scrittori e intellettuali, nonché noti esponenti del mondo cinematografico e ha visto nascere molte associazioni culturali, perdendo lo stato schiettamente popolare di un tempo. La zona ha visto anche Pasolini consumare la sua ultima cena, nel ristorante “pommidoro”, in piazza dei Sanniti, la sera stessa della sua uccisione.

Gioventù docet a San Lorenzo di questi tempi e per questo non mancano le lamentele degli altri abitanti, quelli fuori dalla movida romana, che soffrono l’esuberanza forse esagerata dei primi. Oltre a divertimento, luoghi di svago e giovani persone San Lorenzo ospita anche perle monumentali come la basilica di San Lorenzo fuori le mura, luogo sacro di grande bellezza e di misteri, accreditato ultimamente come possibile nascondiglio del santo graal. Porta Tiburtina, arco sopra al quale passavano i tre acquedotti dell’Aqua Marcia, Aqua Tepula e Aqua Iulia provenienti dalla Porta Praenestina (Porta Maggiore). Villa Gentili-Dominici, costruzione settecentesca incastonata tra le mura Aureliane, quasi in tutta la sua totalità di proprietà dell’esercito.

Il pastificio Cerere, la birreria Wuhrer e la vetreria Sciarra, costituiscono delle importanti testimonianze dell’architettura industriale di inizio Novecento. Il primo è divenuto un centro di arte contemporanea, la seconda è stata demolita per lasciare il ingresso sm ausiliatriceposto alla facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza e i locali della terza, ristrutturati, sono stati dati in cessione anch’essi alla prima università romana. C’è poi la chiesa di Santa Maria Immacolata, dalle forme neo-romaniche, Il cui campanile venne realizzato ad imitazione del campanile di San Marco a Venezia. La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice è invece in stile neo-gotico, e risiede nel complesso territoriale di villa Mercede. Poco distante c’è anche il cimitero monumentale del Verano, sontuosa città dei morti che accoglie nelle sue grandi costruzioni di marmo personaggi come Alberto Sordi, Vittorio de Sica, Rino Gaetano e molte altre importanti personalità politiche, statali, intellettuali e artistiche che non è possibile qui elencare per intero.

La fenice San Lorenzo risorge quindi, la guerra è finita, è ritornata la pace e il burro abbonda in un quartiere che malato e ferito ha ritrovato pian piano la forza di ricominciare fino ad evolversi in uno dei posti più caratteristici e vivaci di tutta Roma.

Pigneto e San Lorenzo di Tobias Marchetti

PIGNETO

Qui, dove passa il treno, accanto alla Casilina, sorge il Pigneto. Appartiene in realtà al rione Tiburtino di Roma. Negli ultimi anni è cresciuta molto la sua nomea di quartiere un po’ bohème e alternativo.

Franco Citti, noto come l’attore che interpretò l’accattone nell’omonimo film di Pier Paolo Pasolini, nacque in quest’angolo un po’ sperduto ed un po’ dislocato dell’urbe.

Casilina TramLo sguardo puntato sulla ferrovia dal tocco molto metropolitano, e più in là verso fuori, lì dove il Grande Raccordo Anulare circonda la città eterna, inizia la campagna romana.

Una campagna che al calar del sole dietro a palazzi e edifici, risplende nel caldo gioco di colori con i raggi solari che trapelano da qualche pesante nuvola bianca. E’ festa, è il primo di novembre, ma a giudicar dalle giornate, da questo piacevole clima che l’avvolge, questi ultimi giorni  sembrano più estivi che autunnali.

La Via del Mandrione, si estende quasi parallelamente alla ferrovia, ed è un posto tutto da scoprire. Il lungo Acquedotto Marcio che la accompagna incanta chiunque l’osserva. Qui accanto all’acquedotto, dagli anni ’50 circa, quando lentamente le condizioni di vita andavano migliorando, sono state costruite abitazioni e laboratori usando proprio i muri più bassi dell’acquedotto.

Sono artigiani, tappezzieri, meccanici, falegnami coloro che hanno addobbato lo spazio che questa strada offre, in officine e studi di lavoro.

Lui, Franco, uno degli attori più apprezzati dal regista Pasolini, esordisce nel film “Accattone” partecipando poi in altre parti, come nel “Decameron” o nei “Racconti di Canterbury”. Ha anche recitato in film internazionali come nel “Padrino”, famosissima pellicola di Francis Ford Coppola.Via del Mandrione

Molti sono i lungometraggi girati in questa zona da, “Roma Città Aperta” di Rossellini a “L’audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy.

Certo non sono solo gli attori provenienti o residenti del quartiere che danno questo charme che il Pigneto ultimamente va coltivando.

In realtà il Pigneto non è propriamente un quartiere. E’ una “striscia” di abitazioni che si estendono fra la Via Casilina e la Via Prenestina e, come San Lorenzo e quasi tutta la parte sud-est della capitale, fu bombardata dagli alleati nel 1943.

Ma non è solamente questa una delle analogie che l’accomuna a San Lorenzo. Esso difatti è un quartiere di stampo e fede rossa. Come non ricordare che nel 2003 fu scoperto in Via Raimondo Montecuccoli 3, il covo delle Nuove Brigate Rosse.

Sarà minimo un decennio che sempre più persone, gente di ogni tipo, come studenti, artisti, fotografi, affollano le case e le strade del Pigneto.

Ad ogni modo sono specialmente i locali, i bar, dallo stile molto alternativo che caratterizzano quest’area urbana, emulando molto i caffè che si trovano a Berlino o in altre città nord europee come Londra o Parigi.

Ad esempio la libreria-caffè in Via Pesaro rappresenta interamente questo stile un po’ underground. Tanto è vero che, come in molti altri quartieri, l’attrazione di sempre più persone nelle frequentatissime notti romane, genera proteste da parte dei residenti.

PignetoSono anche tanti gli extracomunitari che vivono qui. Diverse le botteghe aperte fino a tarda sera, gestite appunto da pachistani o persone di altre etnie, che vendono alcolici ma non solo, a quei giovani spensierati che affollano le notti della movida.

Uscendo dal Pigneto, passeggiando verso Porta Maggiore, ancora inebriati

dall’odore della ferrovia e dei pini che danno nome a questa zona, si torna nella parte centrale della capitale, lasciandosi alle spalle questo particolare luogo, così diverso, così singolare.

SAN LORENZO

San Lorenzo. Quartiere popolare, rustico, romano. Come Pommidoro, l’ottimo ristorante in Piazza dei Sanniti. E’ uno di quei posti che ha conservato la sua autenticità col passare degli anni. Questa locanda fu aperta alla fine dell’ottocento, dai nonni di Aldo, proprietario insieme alla moglie Maria.

Una volta qua a gustarsi piatti tipici romani, come l’amatriciana o l’abbacchio scotta dito, ci venivano Pasolini e Moravia.V.ia Tiburtina San LorenzoJPG

Non erano di certo solo loro gli artisti che frequentavano il posto. In via degli Ausoni, dove si trova l’ex Pastificio Cerere, vi trovarono spazio gli artisti della “Nuova Scuola Romana”. Pittori d’arte moderna, come Gianni Dessì, Nunzio, Marco Tirelli e Riccardo Marchetti avevano qui i loro atelier. E anche loro erano habitué  della famosa Osteria dei Sanniti. L’arte qui non è mai morta. Questo ex pastificio è nei giorni nostri è un’ottima rampa di lancio, per artisti, fotografi e scultori che ancora devono e vogliono emergere.

Chissà di cosa parlavano questi artisti tra un bicchiere di vino rosso e l’altro. Di politica, di cinema forse, o di storia. Magari di storie di quartieri, quartieri come questo, che di storia ne ha molta. Fu l’unica borgata che il 28 ottobre del 1922 cercò di ribellarsi alla Marcia su Roma. Difatti è storicamente definito un quartiere rosso. Durante gli anni di piombo, diede spazio a molti gruppi extraparlamentari, come la sezione di Lotta Continua, in Via dei Piceni, o quella di Potere Operaio, situata in Via dei Volsci. Fino agli anni ’80 c’erano anche la federazione del Pci, de “l’Unità, e di “Paese Sera”.

Pasolini girò anche un documentario con i compagni di Lotta Continua. “12 Dicembre” il titolo della pellicola, che racconta lo stato della lotta, un anno dopo la strage di Piazza Fontana a Milano.  

via di porta san lorenzoTornando alla storia di questo quartiere di Roma, San Lorenzo è quello che più di tutti ha sofferto la guerra. Il 19 luglio, era il 1943, gli americani bombardarono il quartiere, distruggendone buona parte e provocando oltre tremila morti. C’è anche una canzone, intitolata proprio “San Lorenzo”, cantata dal musicista romano, Francesco de Gregori, che parla proprio di quel triste momento.

Come però non menzionare la storia appassionante, che vive ancora oggi nei cuori degli abitanti storici. Gli abitanti, quelli di sempre, quelli delle bombe del ’43,  che celebrano l’8 dicembre di ogni anno, giorno dell’Immacolata Concezione, una cerimonia. E’ un avvenimento molto sentito dai cittadini di San Lorenzo. Usi e costumi di questo genere, come l’afflusso di centinaia di famiglie romane e non, che nel giorno della commemorazione dei defunti visitano il cimitero del Verano, sono rimaste, passate di generazione in generazione, nella memoria dei residenti. Danno una sorta di fascino queste ricorrenze religiose, che in una città come Roma, non tendono a mancare.

Un’altra curiosità, emersa di recente, arricchisce lo splendore di questo posto.

L’archeologo Alfredo Barbagallo ha affermato nel 2007, che secondo alcuni studi da lui effettuati, si potrebbe trovare proprio qui, nella basilica di San Lorenzo fuori le mura, il Santo Graal. Sarebbero diversi gli elementi che dimostrano la presenza di un manufatto con delle caratteristiche simili a quelle del Graal.

Oltre a questi aneddoti però, il quartiere è cambiato, e come. Le lotte politiche, i volantini del PCI e di Lotta sono storia oramai, forse conservati da qualche nostalgico in qualche cassetto, ma fermo restando ricordi del passato. Le sezioni di una volta sono scomparse, e da Pommidoro Moravia e Pasolini non vanno più. Moravia è sepolto qui nel cimitero del Verano, Pasolini in Friuli, a Casarsa.

Oggi è diventata una zona frequentata soprattutto da giovani nelle notti della movida romana. Oggi si può parlare forse più di lotte alcoliche, che di classe. Perlomeno la Piazza Sannitidefiniscono cosi quei residenti stufi del beveraggio molesto, degli schiamazzi notturni, che penetrano nelle loro abitazioni. Essendo una zona universitaria è posseduta si potrebbe quasi dire, dai giovani che la vivono quotidianamente, durante il giorno nell’ateneo e durante la notte nei locali. 

Sergio, del Bar Dada, sulla Via Tiburtina a pochi metri dal più grande cimitero di Roma, il Verano, ha qualcosa da ridire.

“ Qui la notte non si riesce a stare, figurati a dormire. Pare di stare nel far West. Se vai un po’ più su, sulla Tiburtina, verso Termini, incrocerai sulla tua sinistra Via degli Ausoni. C’è chi dice che c’è lo stesso chiasso della notte del 19 luglio.”

E proprio a Via degli Ausoni, che gli abitanti hanno esposto dalle finestre delle loro abitazioni, striscioni di contestazione. Vogliono sognare anche loro.

Rimane però, specialmente per chi non ci abita forse, un posto degno d’esser visitato. Questa miscela, accademica e politica, romana e non, caotica e poetica,

che da sempre dà questo immenso fascino a questo storico punto di Roma.