Qui, i reporter ci accompagnano nella dimensione intima, semplice e unica della Garbatella, una “città nella città” dove per un momento si esce dalla Roma di sempre per entrare in una “garden city” di ispirazione inglese dal sapore popolare. Quartiere destinato nel periodo fascista al ceto operaio, presenta un’architettura insolita che fa da sfondo a giardini, fontane, associazioni culturali, circoli, coloratissimi murales e teatri dedicati alla creatività indipendente come il famoso Palladium. Nelle strade riecheggiano stornelli romani, poesie e antiche leggende che, come nel caso della fontana di Donna Carlotta, sembrano esaudire i desideri degli innamorati…

A condurci Stefania Perrone, Simone Prezzolini, Tobias Marchetti: tre ragazzi, tre stili di vita e tre modi diversi di vivere Roma.

Il materiale è stato prodotto nell’ambito del Master in “Comunicazione e Cultura del Viaggio” organizzato nel 2013 dal Centro Studi CTS e dalla Società Geografica Italiana, ed è stato gentilmente concesso in uso al Dipartimento Promozione del Turismo e della Moda.
Gli studenti individuati dal coordinamento del Master per questo speciale progetto – Stefania Perrone, Simone Prezzolini, Tobias Marchetti – sono stati impegnati in un’attività laboratoriale “sul campo” nei quartieri Garbatella, Ostiense, Aventino, Terme di Caracalla, Testaccio, Pigneto – San Lorenzo.

GARBATELLA MON AMOUR - Un mondo riscoperto di Stefania Perrone

“Alla Garbatella se sta bene”, queste sono le prime parole di Elvia, al suo colorato banco di frutta e verdura del mercato, dove a voce alta, con la sua famiglia, coinvolge i passanti con battute e canzoncine, a cui è difficile non fare caso. “Io so’ nata qua e so’ contenta!”, ecco cosa pensa del luogo dove non solo è nata, ma cresciuta e rimasta tutta la vita.Elvia e mercato

In principio quartiere di ispirazione inglese, con le sue case basse costruite per prime negli anni ’20 proprio sul modello della garden city londinese. Successivamente con il fascismo, zona di raccolta di tanti sfollati dal centro di Roma. Con i suoi “alberghi suburbani” dell’architetto Sabbatini, e altri palazzi dell’epoca fascista, tra le sue strade si alternano rigide facciate ad angoli morbidi e giardini con fontane. L’insieme di questi elementi fa della Garbatella un quartiere riconosciuto prima di tutto a livello architettonico.

 Per anni borgata romana di periferia, dagli anni ’90 del secolo scorso viene riscoperta da artisti, registi, intellettuali, diventa infatti location di film, ambiente di scambio culturale e politico; i suoi abitanti, etichettati come borgatari, si trovano ad essere invidiati dal resto della città, per vivere in un quartiere residenziale assolutamente unico della capitale.

Fontana di Carlotta
E’ oggi un luogo dalle diverse sfaccettature. La parte centrale ricorda gli antichi borghi, in cui è piacevole smarrirsi per passeggiate silenziose alla scoperta di suggestioni e di angoli nascosti, come la fontanella di Carlotta in Piazza Ricoldo Montecroce, ai piedi di una lunga scalinata che vuole ricordare quella di Trinità Dè Monti. Detta anche la “Fontana Degli Innamorati”, era un angolo oscuro dove le coppiette si appartavano. Ha il volto di una donna scura, incorniciato dai lunghi capelli ondulati; chi passa non può fare a meno di bere tre sorsi della sua acqua, ad ogni sorso un desiderio espresso .

 

Polpette tipicheProprio a pochi passi di distanza Marisa apre le porte della trattoria che porta il suo nome e che pare essere una delle storiche e tipiche della zona. Tra un piatto di polpette e uno di rigatoni con la coda alla vaccinara, parla di Alvaro Amici, il popolare cantore di stornelli romani, di Alvaro Nuvoloni, il noto pugile italiano e di registi e attori originari del quartiere o che attualmente vivono da queste parti, come Neri Marcorè e Valerio Mastrandrea.
Salendo da una delle traverse, si arriva a Piazza Sapeto in cui si alternano i “palazzi padiglione”dell’architetto Trotta a case più basse, circondate dal verde. Oltrepassando gli archi ci si ritrova in Piazza Benedetto Brin, in cui bianca e visibile, murata in un edificio, si staglia la pietra con cui si diede inizio alla costruzione del primo rione operaio di Roma.
In tutta quest’ area le ore passano senza che l’orologio le segni, osservando le case dai forti colori rosso e giallo, che in una bella giornata di sole si accentuano e diventano fiabeschi. Così si arriva fino alla zona pedonale della via delle Sette Chiese, sulla quale ci sono anche un paio di piccoli bar, anime della tranquilla zona.
Scendendo a valle si incrocia il Palladium, l’importante teatro romano di sei piani, affermato spazio originale, dedicato principalmente alla creatività indipendente. A partire da questa struttura , la Garbatella si colora di uno spirito politico-sociale che sembra molto interessante. La presenza di associazioni culturali, circoli, sedi di partiti, un centro sociale occupato, variopinti murales sulla pace e la giustizia per tutti i popoli, rendono la strada ricca di spunti e attività.

Archi palazziProseguendo su via Passino, si vedono archi da cui si accede all’area delle case english style. Si arriva così a piazza Giovanni da Triora. Con i suoi ristoranti tipici e i suoi bar è pronta ad accogliere i viandanti. Ma è poco più in là che si trova una realtà davvero nuova: L’Ambretta e il Teatro Ambra. E’ una “città nella città”, come dicono le persone che ci lavorano, è uno spazio che raccoglie: teatro, ristorante-bar, spazio lettura, una sala per incontri e dà l’impressione che altre mille cose siano possibili in questo luogo.
Attraverso il racconto di Andrea, addetto al food and beverage, viene fuori che questo territorio è fatto di tante comunità, di realtà diverse che danno vita ad un movimento multiculturale che in qualche modo questo spazio è disposto ad accogliere e a far incrociare. “Prima è venuto il teatro circa dieci anni fa, poi l’apertura alle diverse forme di espressione artistica è stata naturale”, questo riferisce con uno sguardo denso di soddisfazione “..il momento non è florido, ma ci proviamo”, aggiunge. L'ambretta,Teatro AmbraL’ampio spazio gioca sull’ispirazione a una delle più note icone dell’Italia, ovvero la Lambretta, che diventa anche parte del marchio insieme al nome del teatro. Con i suoi tavolini all’aperto è l’ideale per degli aperitivi o una cenetta in un luogo dall’aria contemporanea; all’interno ha luci soffuse ma dai colori decisi, segnaletica e alcuni elementi ripresi dalla strada, che in maniera raffinata entrano a far parte di questo spazio dalle mille risorse.
Ogni quartiere di Roma sembra essere un mondo a se stante, ognuno con le sue dinamiche, coi suoi abitanti, con le sue abitudini, Garbatella non è solo questo ma sembra contenere al suo interno tanti piccoli mondi,i fatti per chi vuole curiosare e sceglierne uno o magari attraversarli tutti e sentirne gli odori anche solo di passaggio.

La Garbatella di Simone Prezzolini

a garbatella stemma “La cosa che mi piace più di tutto è vedere le case, vedere i quartieri, e il quartiere che mi piace più di tutti è la Garbatella e me ne vado in giro per i lotti popolari”. Così esordisce Nanni Moretti nel film Caro Diario, dedicando alla Garbatella l’inizio della sua pellicola. E passeggiando per le strade del quartiere non si può che comprendere la scelta del regista romano, perché la Garbatella sembra effettivamente un’oasi all’interno di Roma, una Roma altra che dà respiro alle tradizioni, ai frammenti di vita quotidiana della romanità vera, che tende a soffocare nella caotica palpitazione delle zone più battute e turisticamente ricercate della città. Questo quartiere si veste di abiti modesti rispetto alla magnificenza della Roma antica, ha visto più tute da lavoro che toghe senatoriali. Per le sue vie non si respira la grandezza impressionante della storia; l’eco altisonante delle imprese dei Grandi non riecheggia imperituro nel marmo bianco dei suoi palazzi. La bellezza della Garbatella risiede in una dimensione più intima, più semplice, meno pretenziosa e auto-commemorativa. È nell’aneddoto, nel detto, nella credenza popolare, nel proverbio, nel dialetto, nella poesia e nello stornello. È nella storia tramandata dall’anziano in romanesco e nella nonna in vestaglia a fiori che stende i panni alla finestra. La natura esclusiva di un popolo è il vero tesoro che la Garbatella tramanda, da preservare come un sontuoso monumento storico.

Anche il folclore ha i suoi santuari, i suoi profeti, i suoi culti, come un dio: er baretto a mercato garb‘na brisca e tressetti, i giardinetti, le partite a pallone; il mercato rionale, vivace, schiamazzante, sguaiato e colorato, dove i cuochi e le cuoche delle meglio trattorie vengono a scegliere gli ingredienti. Come fa la sora Marisa, che ha elevato i suoi “scalini” a pietra miliare della cucina tipica romana. Quello che colpisce di queste trattorie è l’inaspettato clima confidenziale, che arricchisce ancor di più una magnifica esperienza palatale. La gentile familiarità che si riceve fa sentire come ad un pranzo di famiglia.

‘Na sera a Garbatella
Si vòi gustà, ma senza ghirigori,
piatti de Roma e beve a garganella,
fatte un giretto pe la Garbatella,
ch’è come magnà a casa, più che fòri.
***E’ er mejo posto ‘ndove se stornella,
chitare che arintoneno li cori.
e nun ce sò poracci, né signori,
ma solo gente alegra in comunella.
Trippa, pajata, abbacchio scottadito,
li saltimbocca o un piatto de facioli,
er tonnarello, chè la pasta è un rito.
Senza tovaja e senza tovajoli,
su un tavolo ch’è appena aripulito,
ma magni qui che manco a li Parioli.
***
Stefano Agostino

a via 7 chieseQuesta cordialità è insita nei geni della Garbatella e da questa virtù prende anche il suo nome: è la storia della Garbata Ostella (da cui poi Garbatella), di una bellissima donna che ristorava i viandanti nella sua osteria vicino via delle Sette Chiese, rinomata per la sua affabilità e premura verso i suoi clienti in pellegrinaggio. La si può ammirare ancora oggi la bella ostella, scolpita in bassorilievo in piazza Geremia Bonomelli. Il suo sguardo sorridente e misterioso sembra quello della Gioconda, mentre il seno impercettibilmente scoperto la riconduce a madre che sfama e veglia sui suoi abitanti. Molti dibattiti si sono spesi sulla scelta e sull’origine del nome del rione-quartiere, e molti ancora sui modi in cui la Garbata Ostella dispensasse la sue cortesie. Lascio ai versi del poeta Stefano Ambrosi, figlio della Garbatella, far chiarezza sulla questione…

La Garbatella inzomma era de ciccia!
Mo provo a riccontavve com’è annata
co’ du’ verzetti, dimolo, a la spiccia.
Un ber visetto, più, sempre aggarbata.
E se capisce… drento l’osteria
più s’è aggarbati e più vino va via.

Quinni a la mano e Misse Simpatia.
ciaveva l’osteria drento ‘sta zona,
ma no ndo’ ha preso er nome poi la Via,
lo dico a chi er discorzo nun je sona;
tra Ostienze e Sette Chiese un po’ più a valle,
fino a portà un Rione su le spalle.

Da lei viè er nome? Un antro tatanài:
l’accollerebbe, (ipotesi azzardata),
a un Monsignore, un certo Nicolài
che piantò l’uva, a metodo: “Aggarbata”,
drento ‘sta zona, inizi d’Ottocento,
è ‘n antro ber motivo de fermento.

Ma è inutile che dimo, nun ha retto
CONCORDIA, che piaceva a Re Vittorio,
manco REMURIA, dar fascismo eletto
nun reggerà quest’antro sospenzorio.
Ve resti ner boccino: “GARBATELLA”:
dorce e garbata ostessa, quanto bella!

E poi le dicerie chi se le beve.
Sì quarchiduno ha puro sospettato
che se venneva quarcos’antro in breve.
Ma nun lo po’ giurà morammazzato!
Eppuro avesse fatto la mignotta
ciavrebbe avuto er garbo ne la botta.
Stefano Ambrosi

Se Marisa e altri osti e ostelle come lei portano in eredità il dono e il mestiere della Garbatatella, c’è un’altra donna che rappresenta un’icona da generazioni: donna Carlotta. Situata in piazza Ricoldo da Montecroce, dalle sue labbra sgorga a detta di molti “l’acqua più fresca de Roma”.

La Garbata Ostella vendeva vino, lei regala acqua. a carlottaLa leggenda vuole che se si bevono tre sorsi si possono poi esprimere tre desideri d’amore, che, se puri e autentici, saranno realizzati per la gioia degli innamorati.
Ma il quartiere Garbatella non è solo magnà e beve e tanta allegria; è anche arte, architettura (edilizia e religiosa), archeologia, eventi culturali e zone verdi. A volte tutti insieme contemporaneamente.

Nei lotti più vecchi e alti, quelli costruiti intorno il 1920 nei pressi di piazza Benedetto Brin (er pincetto de Garbatella), le case sono color amaranto, circondate tutte da giardinetti privati che ricordano molto i posti di mare, conseguenza dello sposalizio tra i pensieri positivisti di inizio secolo ispirati alle “garden cities” e l’edilizia italiana. A dire il vero queste abitazioni nascevano secondo un’etica sociale invidiabile ai giorni d’oggi, quella che seguiva il pensiero utopistico di Robert Owen. Egli affermava che “I villaggi devono essere fondati nel principio dell’unione del lavoro e del consumo, avendo alla loro base l’agricoltura e tutti devono avere interessi comuni e reciproci”. Venne quindi concesso agli operai immigrati dall’agro laziale, che lavoravano nella neonata zona industriale romana, una tipologia abitativa che rendesse meno traumatico il passaggio dalla campagna al caos di una città come Roma che si stava tramutando in metropoli. Esempio di sensibilità civile a discapito del profitto economico che raramente nei tempi a venire sarà emulato. Allontanandosi dalla piazza madre della Garbatella, gradualmente, si riducono le case monofamiliari, il loro stile barocchetto, i balconcini, i bassorilievi ornamentali e i gargoyles che pattugliano minacciosi gli angoli degli edifici. Pian piano le case diventano condomini, pian piano si impone lo stile fascista e l’esigenza di sistemare gli esodati del centro cittadino, a causa di un nuovo piano urbanistico.

L’esempio architettonico simbolo di questa nuova politica sono gli alberghi “rosso, giallo e bianco” vicino piazza Eugenio Biffi. Anche se lo spazio verde decresce con la costruzione di questi palazzoni, il progetto di ampi cortili interni comuni sventa “l’estinzione” dello stesso e,anzi, crea ulteriori luoghi di aggregazione per i condomini.

Dello stesso periodo degli alberghi sub-urbani è il cinema teatro Palladium,a palladium ora gestito dall’università di Roma Tre. Recentemente ristrutturato è il teatro Ambra, che offre proiezioni di film, eventi teatrali e culturali e una enocibolibroteca, l’Ambretta, moderno gioiellino stile underground, promotore di abbuffate, bevute e liberi pensieri. Alla Garbatella ci sono inoltre associazioni culturali che promuovono eventi, concerti e serate di svago, balli, musica e divertimento.

La Garbatella si fregia anche di luoghi sacri e religiosi. Le chiese principali sono la chiesa di S. Isidoro ed Eurosia in via delle sette chiese, detta “Chiesoletta”dai suoi abitanti, la chiesa di S. Filippo Neri, adiacente alla prima, la chiesa di S. Francesco Saverio in piazza Damiano Sauli e la chiesa di Santa Galla sulla Circonvallazione Ostiense. Il quartiere conta anche antichi luoghi di sepoltura come le catacombe di Commodilla, le vicine di S. Callisto e di S. Sebastiano oltre al sacrario delle fosse Ardeatine, dove fu perpetrato l’ormai triste quanto famoso eccidio vendicativo di 33 partigiani ad opera dei nazisti.

Oltre al già citato Nanni Moretti, la Garbatella ha ospitato i set di grandi registi, uno su tutti di De Sica, oltre ad aver visto crescere personaggi come Alberto Sordi, Maurizio Arena, Proietti e Montesano. Il quartiere ha inoltre ispirato letterati e scrittori come Pier Paolo Pasolini (che ambientò alla Garbatella molte scene del romanzo “Una Vita Pericolosa”) e Primo Levi. Da citare sono anche le fiction fenomeno mediatico“Caro Maestro” e “I cesaroni” che hanno certo contribuito a far conoscere questo splendido spicchio di Roma.

a ponteInsomma: un quartiere “borgata” come la Garbatella, fino a qualche tempo fa chiamata in modo dispregiativo “Garbante”, adesso è una delle zone più particolari, vive e caratteristiche di Roma, dove chiunque vorrebbe abitare. In bilico tra un passato nostalgicamente orgoglioso ed un futuro che ha paura di perdere la sua esclusività, la Garbatella si gode per il momento il suo presente felice. Lascio ancora alle parole di Stefano Ambrosi rendere il giusto omaggio ad un quartiere speciale.
Si vòi sapé

Si vòi sapè ce vivo e ce so nato,
mi madre proprio qui m’ha partorito,
a Garbatella er tempo mio ho scandito,
moje, du fije, vordì che l’ho apprezzato.

Mi Nonno all’osteria de li “Tre gatti”,
le carte in mano e pieni li bicchieri;
er punto sai dar viso mosso a scatti,
vino tra amici e a me un Chinotto Neri.

Ricordo li schiaffoni alla Battisti
maestri che allungavano le mani
perché l’eucazione a li “villani”
dev’esse riggida si voi fa acquisti.

Poi dopo fori c’era er castagnaccio
insieme a li zeppi de liquirizia
pe’ noi l’inquadramento era ‘n impaccio,
che via mannavi co’ quarche delizia.

Er primo bacio, lì, a li giardinetti
du stoccafissi in piedi a fa buriana
schiuse le labbra e giù come stiletti,
la lingua mia contro quella de Oriana.

Le partitelle ar Brin cor porverone
fra le radici de li pini in fori
oggi c’è na fontana da rione,
e ‘r Parco Arena accoje nòvi amori.
Stefano Ambrosi 

Rossa Romantica Roma di Tobias Marchetti

Ricordi, ricordi, quanti ricordi 
Ricordi di te, cara Garbatella 
Ricordi della mia gioventù più bella.
Ricordi di quando ancor bambino 
Seduto sul muretto, di un giardino 
Ascoltavo pazientemente i discorsi 
Di tanta anziana gente. 
Ricordi delle tue accidentate strade/delle tue chiassose piazze. 
Di quelle sfide pazze Fatte di battaglie, con lanci di sassi. 
Di quelle partite di pallone Dove tutti ci sentivamo tanti assi. 
Ricordi di quelle tiepide serate/coronate da splendide serenate. 
Che dolci e piacevoli canzoni 
Volavano su in alto, verso i piccoli balconi 
Dove nascosto dietro una tendina 
Palpitava, pazzamente innamorato 
Il cuore di una piccola ragazzina. 
Ora il progresso ti ha cambiata 
E’ vero, ti ha fatta più bella 
Ma da povero romantico, nostalgico 
Ricorderò per sempre
Quella cara vecchia Garbatella.
(Nicola Di Gennaro)

 

DSC01510Sono le poesie come queste, i pranzi con la trippa e la frittata con le cipolle, i baretti nelle piazze, e i ragazzini che con i loro schiamazzi e le loro urla che riempiono nella nostra memoria i quartieri della Roma di una volta. La Garbatella è un posto che nel passare dei decenni, ha conservato quella rusticità e popolarità, quella vita di quartiere che al giorno d’oggi sembra sempre più svanire. Ciò che forse la rende ancor più affascinante è l’architettura e l’urbanistica che caratterizza questo rione. E’ una sorta di borgata-giardino, composta da villette con spazi verdi, piccoli condomini di uno stile, lo si può definire barocchetto,  un po’ come i “Garden Cities” dell’Inghilterra dell’XIX Secolo. Un’altra particolarità è quella della presenza di molte piazze, intese come luogo centrale, d’aggregazione popolare.

Sorge nella parte sud della capitale. Era la fine del decennio del millenovecento, e fu creato per il ceto operaio, non per caso accanto alla via Ostiense, uno dei luoghi più industrializzati di Roma.

Piazza Biffi ad esempio è uno dei principali ingressi della Garbatella. DSC01535Si trova difronte al mercato rionale, ed è la massima espressione dell’urbanistica romana degli anni ’20. Addentrandosi così nel cuore del quartiere, passando per il Parco Cavallo Pazzo, se si sale per Via Adorno Gerolamo, si arriva a Largo G. Ansaldo. Qui si trova un antico panificio. Una volta vi era solo l’insegna “Pane”, oggi si chiama “Bakery &Coffee”. Fu aperto nel 1944, da Mario Maurizi. Oggi è gestito dalla figlia. Oltre ad essere un panificio è anche una tavola calda ed un enoteca. Mantiene nel suo quell’aspetto rustico e popolare di una volta. Vi si possono mangiare i classici piatti romani in un ambiente famigliare con un’ottima qualità prezzo.

A pochi centinaia di metri si può visitare il Teatro Palladium, costruito nel 1927. Prima veniva anche usato come cinema a luci rosse, per poi dare sempre più spazio per intrattenimenti di teatro e di cinema. Oggi viene adoperato anche come spazio culturale a disposizione degli studenti universitari del DAMS.

DSC01512La via forse più famosa del quartiere si trova poco più in la. E’ la via delle Sette Chiese. Un tempo faceva parte del pellegrinaggio rivitalizzato da San Filippo Neri, il quale comprendeva il giro della città, visitando le maggiori chiese dell’Urbe. La via si estende da Via Ostiense, davanti alla Basilica di San Paolo, fino alle Catacombe di San Sebastiano.

Sempre sulla via delle Sette Chiese, poco più in la, c’è un bar. Un chiosco molto semplice, ma accogliente. Saranno più di sessant’anni che sta li. Quando nacque era solo una latteria. Racconta il figlio del proprietario:

“Si, quando lo comprò mi padre questa era solo una latteria. Ma saranno quarant’anni forse che si forse che noche è diventato un bar.”Mi sembra che qui alla Garbatella molti bar, panifici, alimentari sono tutti esercizi che vengono tramandati da padre in figlio.

“E’ vero. Qui se conoscemo tutti, come esce na notizia a sapemo ar volo. E’ come n’paesino qua. Vedi laggiù? Li ce sta l’oratorio de San Filippo Neri. Semo tutti cresciuti la. Mi padre, pure mi nonno. Tutto ‘r quartiere.

Accanto ce sta pure la chiesa dei Santi Isidoro e Eurosia. C’è na leggenda che dice che erano i santi dei pastori, che li difendevano dar temporale e dai fulmini. Oggi però la campagna n’ce sta più, e quindi sta leggenda se sta a perde pè strada.

Più giù ce sta pure un posto bono pè magnà. Appunto l’hanno chiamato così, “Tanto pè magnà”.

Invece si vai dall’altra parte e voi magnà sempre bene, ma te troverai in un ambiente più turistico, poi annà dar Moschino. Sta a Piazza Brin. Abbacchi, tonnarelli cacio e pepe. A cucina de noantri insomma.” Dipende da dove voi annà te”,  girandosi verso un cliente e servendo un caffè.

Chiedendo qualche proverbio o qualche famoso aneddoto della Garbatella, sorridendo risponde.

“Guarda io quann’ero reghezzino e giravo tutto ‘r giorno per il quartiere me capitava che le persone anziane me dicessero. ”Nun fa’r giro de sette chiese.” Se diceva così pè ditte che stavi a perde tempo. Ce sta pure chi dice che significa che stai a cercà quarcuno che te dia ascolto. Ognuno c’ha l’interpretazione che vole o che conosce lui. M’ha sempre fatto ride st’espressione.” conclude.

E’ piena di intriganti storie, aneddoti e di vita vissuta questa graziosa borgata romana. Offre anche di più. Molti celebri personaggi, da attori a cantanti provengono da qui.  Ma questo luogo offre anche scenografie usate per famosi film d’autore come quello di Pier Paolo Pasolini, “ Una vita violenta” furono in parte girati qui. Il protagonista, Tommaso, un ragazzo, uccide un suo rivale e si trova proprio in un lotto popolare della Garbatella.

Ma come non poter citare  Alvaro Amici ed Enzo Staiola. Il primo, grande cantautore romano famoso per i suoi stornelli, il secondo, attore invece, per la sua recitazione nel film “Ladri di biciclette” di Vittorio de Sica.

Anche Nanni Moretti, seppur non propriamente di zona, nel suo film “Caro Diario” parla della Garbatella, definendolo secondo lui uno dei più bei quartieri di Roma. E’ appassionato dalle case, vorrebbe girare un film sulle case.  “Che bello sarebbe un film fatto solo di case, panoramiche su case, Garbatella 1927!

Come non dargli ragione. Quel rosso colore, che col passar delle ore, col passar delle nuvole, dall’alba al tramonto, mutua perennemente, incantando l’occhio di chi guarda.

DSC01518Ci sono però anche altri personaggi, meno conosciuti, ma fermo restando, artisti, che vale la pena scoprire e conoscere. Nicola di Gennaro. Poeta di strada. Che con i suoi dolci versi, strega chi li legge, e incanta la fantasia, che viaggia dritta alla Garbatella, percorrendo le strade, strade di vita vissuta, di gente di borgata, strade piene di bambini che giocano allegri e spensierati, strade dai rossi colori, architettonici, ma anche politici e calcistici. Parlano di questo le sue opere. E’ un uomo semplice, semplice come le sue poesie, ma profonde come il senso di appartenenza che lega gli abitanti al loro quartiere. Esiste anche un periodico, “Cara Garbatella”, che propone articoli, foto, recensioni,  per promuovere il luogo, in cerca di valorizzare il patrimonio storico culturale.

La leggenda più conosciuta a tutti è quella della provenienza del nome Garbatella. Il quale rimane comunque oggetto di discussione. Una, quella di una donna caritatevole che si dice che dava una mano ai più bisognosi,  l’altra voce, più maligna, che desse favori sessuali ai viaggiatori che sostavano nella sua locanda. Vi sono anche varie voci che direbbero che il nome di questa ostessa sia Carlotta, come il nome della famosa fontana, celebre monumento. Che dire, un posto che fa venir voglia di essere visitato un po’ da tutti, immaginando quella garbata ostessa, la bella garbatella, che accoglierebbe ognuno a modo suo, dal malizioso al bisognoso, ma comunque a braccia aperte.