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Centocelle on web

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Centocelle on web
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Acquedotto Alessandrino

Gli acquedotti romani sono opere architettoniche di notevole splendore, e l’acquedotto Alessandrino ne è uno straordinario esempio. Undicesimo e ultimo della storia dell’antica Roma, fu realizzato durante l’impero di Alessandro Severo per rifornire le terme di Nerone situate nell’antico Campo Marzio.
A differenza dei precedenti, l’acquedotto Alessandrino risulta avere un percorso più rettilineo (grazie a tecniche più innovative) e di ben 22 chilometri. Raggiunge il tratto più monumentale proprio nella zona di Centocelle, con 25 metri di altezza. Dalle sorgenti di Pantano, l’acqua scorre tra le condotte sotterranee e le arcate, e attraversa diverse aree, proseguendo anche sull’attuale Grande Raccordo Anulare. Storicamente l’acquedotto ha rappresentato un luogo di protezione per i cittadini che avevano perso la loro casa dopo la Seconda guerra mondiale.

I Parchi nella fase 2

Dopo un lungo periodo trascorso in quarantena, abbiamo finalmente l’occasione di tornare a fare una passeggiata, riprendere l’attività fisica o semplicemente respirare la piacevole aria primaverile. La fase 2 ha, infatti, reso possibile la riapertura di parchi e giardini pubblici. Roma è una tra le città che possiede un enorme patrimonio di spazi verdi; uno tra questi è sicuramente il Parco Archeologico di Centocelle (con i suoi oltre 120 ettari di superficie).

Resti del parco archeologico di Centocelle 

Presso l’ufficio storico dell’Aeronautica Militare è presente un documento, più precisamente una denuncia, rivolta al Comando militare dell’aviazione. Nella zona del “Pratone di Centocelle” vi erano insediamenti militari e alcuni resti sepolti. Per permettere però la costruzione del primo aeroporto italiano era necessario che non vi fosse nulla sul suolo, consentendo l’atterraggio aereo. Altre testimonianze non mancano, come un video registrato da Wilbur Wright, famoso aviatore e ingegnere del 1900, che conferma la presenza di alcune strutture romane. In modo particolare però, nella lettera ci si riferisce alla villa imperiale ad duas lauros. Vediamo di cosa si tratta!

Villa Ad Duas Lauros

La villa “Ad Duas Lauros” fu scoperta durante la costruzione dell’aeroporto e riconosciuta di appartenenza dell’imperatrice Elena, madre di Costantino. Ovviamente essendo una villa di proprietà di un’imperatrice non può limitarsi a un’unica funzione: la presenza di un teatro per esempio testimonia che i proprietari amavano i piaceri della vita e i lussi dell’appartenere ad un certo rango. Essa appartiene a un complesso molto più ampio, il "Comprensorio archeologico Ad Duas Lauros”, che comprende molti siti (tra cui il mausoleo di Sant’Elena, le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, il tracciato dell’acquedotto Alessandrino e il Parco di Centocelle). Oggi vi sono numerosi servizi di assistenza che permettono di visitare e conoscere quest’area.

Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sono situate sulla Via Casilina e rientrano (assieme ad un mausoleo) nel complesso denominato “Ad Duas Lauros”. Esse conservano le sepolture dei due martiri che nel 304 d.C. vennero uccisi dopo aver scavato personalmente la propria tomba. Solo successivamente una matrona di nome Lucilla favorì lo spostamento dei due corpi nel luogo dove oggi sono conservati. Nel 2006 venne resa pubblica la scoperta di nuovi ambienti all’interno del luogo, dovuta ad un evento accidentale, e furono rinvenuti circa 1200 corpi di vittime di una malattia epidemica. Le catacombe si estendono per diciottomila metri quadri, con una profondità di sedici metri.

Progetto di Federico Mastracchio - 3C Liceo Francesco D'Assisi

 

 

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Parco di Roma
Documento di denuncia-Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare
Villa Ad Duas Lauros
Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro
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Acquedotto Alessandrino
Modificato da redazione 

Donne di Roma

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Donne di Roma
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Link alle tappe sulla mappa

Il nostro itinerario vi accompagna nei luoghi della Città Eterna legati alle Donne di Roma e alle loro vicende, accadute nel corso della storia. Racconti mitici, testimonianze storiche o religiose, uniti da un solo filo conduttore: la condizione femminile e la sua lunga marcia verso una parità di genere, per cui, ancora oggi, è necessario lottare. 

1. Rupe di Tarpea: Leggenda di Tarpea

Iniziamo questo percorso dalla leggenda di Tarpea, sulla Rupe omonima, nella Piazza della Consolazione.

Una leggenda romana racconta che Tarpea, figlia di Spurio Tarpeo, il custode della rocca capitolina, era considerata dai concittadini una donna frivola e pretenziosa. I Sabini, antica popolazione del centro Italia, volendo dichiarare guerra ai romani, affidarono il potere a Tito Tazio che, non riuscendo a prendere la rocca con la forza, corruppe la figlia del custode. Durante l’assedio di Roma, infatti, Tarpea si offrì di aprire loro le porte della città, in cambio di ciò che i soldati portavano al braccio sinistro, cioè i bracciali d’argento (armille) e gli anelli d’oro. I Sabini, invece, la uccisero con gli scudi (anch’essi portati al braccio sinistro), gettandola dalla rupe. Sembra certo che, in origine, Tarpea fosse un’antica divinità della rupe, la scarpata del lato meridionale della rocca del Campidoglio dalla quale veniva gettato nel Foro sottostante chiunque fosse stato condannato a morte per tradimento allo Stato. Lo stesso trattamento era riservato a coloro che si rifiutavano di testimoniare, visto che rappresentavano le uniche fonti di prova, avendo i contratti esclusivamente forma orale.

2. Monastero delle Oblate: S. Francesca Romana

Alle spalle della rupe, a pochi passi dal Campidoglio, vi è il Monastero delle Oblate di S. Francesca Romana

Nel XIV secolo, Francesca Ponziani era uno dei personaggi più noti di Roma per le sue opere di carità e per il coraggio con cui aveva affrontato le numerose disgrazie familiari (le morirono 2 figli di peste). Nell’agosto 1425, Francesca e altre nove compagne si offrirono come oblate al monastero olivetano di Santa Maria Nova di Roma: Inizialmente, il loro intento era quello di dar vita a una confraternita di devozione, ma, nel marzo 1433, iniziarono a condurre vita comune, dedicandosi alla preghiera contemplativa e al lavoro manuale. La comunità non aveva, però, nessuna copertura giuridica: la costituzione Periculoso di papa Bonifacio VIII imponeva alle comunità femminili la clausura, mentre i decreti del concilio Lateranense IV imponevano, a quanti intendevano condurre vita comune, l'adozione di una regola approvata. Per sanare la condizione della comunità, Francesca si rivolse a Papa Eugenio IV: il pontefice concesse alle oblate il privilegio di condurre vita regolare, di eleggere una presidentessa, l'esenzione dalla giurisdizione del parroco locale, di scegliere un confessore e di accogliere altre donne. L'abate generale della congregazione di Monte Oliveto approvò le oblate nel 1439 e concesse loro l'autonomia dai monaci. Francesca fu proclamata Santa il 29 maggio 1608 da Papa Paolo V.
Oggi, le Oblate di Santa Francesca Romana si dedicano all'insegnamento del catechismo ai bambini. Nel loro convento accolgono e ospitano le studentesse universitarie fuori sede per tutto il periodo dei loro studi.

3. Portico d'Ottavia: Cornelia madre dei Gracchi e figlia di Scipione l'Africano

Ci spostiamo dal Monastero e ci incamminiamo verso il Portico d'Ottavia, passando per Via del Foro Piscario, dove ci aspetta la storia di Cornelia, madre dei Gracchi e figlia di Scipione l'Africano.

Cornelia non era una donna qualunque. A testimoniarlo, il fatto che fu la prima donna la cui statua in bronzo venne esposta in pubblico a Roma, proprio nel Portico d’Ottavia (il cui basamento oggi si trova nei Musei Capitolini). Portava su di sé il peso di una stirpe illustre: nata intorno al 189 a.C., fu la seconda figlia di Publio Cornelio Scipione Africano, l'eroe della II Guerra Punica e di Emilia Paola, figlia di Lucio Emilio Paolo. All’età di soli 14 anni, andò in sposa a Tiberio Sempronio Gracchi, uomo molto in vista, che aveva ricoperto la carica di console. Ebbero ben 12 figli, di cui però solo tre sopravvissero. Cornelia aveva studiato letteratura latina e greca e parlava il greco fluentemente, per questo fece venire a Roma grandi studiosi e filosofi. La statua nel Portico d’Ottavia voleva indicare un ideale di donna, un modello da imitare per tutte le donne romane. La dicitura "figlia di Scipione" presente sulla base venne sostituita con "madre dei Gracchi". Il Portico di Ottavia, invece, è un complesso monumentale dell’antica Roma, edificato nella zona del Circo Flaminio in epoca augustea, al posto del più antico portico di Metello, e dedicato alla sorella dell’imperatore: Ottavia. Nel 203, fu restaurato e parzialmente ricostruito da Settimio Severo, dopo le distruzioni dovute a un incendio del 191. Era un quadriportico, che includeva i templi di Giunone Regina e Giove Statore, due biblioteche, greca e latina, e un grande ambiente per pubbliche riunioni: la Curia Octaviae. Il suo interno si configurava come una sorta di museo all’aperto, poiché ospitava una grande quantità di opere d’arte. Oggi, rimangono l'angolo sudorientale e il grande propileo di accesso, posto sul lato corto meridionale verso il Circo Flaminio.

4. Palazzo Cenci: l'Infanzia di Beatrice Cenci

Allontanandoci dal Portico di Ottavia, addentrandoci per le vie del Ghetto ebraico, arriviamo a Palazzo Cenci, luogo dell’infanzia di Beatrice Cenci.

Il 6 febbraio di 440 anni fa nasceva Beatrice Cenci, nobildonna romana destinata a diventare una figura leggendaria. Figlia del conte Francesco Cenci, Beatrice perse la madre all’età di 7 anni e trascorse l’infanzia presso il Monastero di Santa Croce a Montecitorio. Tornata a casa nel 1592, dovette subire le angherie del padre, uomo tirannico, violento e avaro. Dopo pochi anni, Francesco decise di rinchiudere la figlia, insieme alla seconda moglie Lucrezia, in un piccolo castello. Esasperata dai comportamenti violenti del padre, Beatrice decise, quindi, di organizzarne l’omicidio con la complicità della matrigna, dei fratelli e del castellano. Dopo due tentativi falliti, Francesco venne infine assassinato. I Cenci tornarono a Roma, ma ben presto le autorità iniziarono a indagare sul reale svolgimento dei fatti, aprendo un’inchiesta. Sottoposti a interrogatori e torture, i Cenci confessarono l’omicidio. Il processo, che ebbe un grande seguito pubblico, si concluse con la condanna a morte di Beatrice, della matrigna Lucrezia e del fratello Giacomo e con l’esecuzione nella piazza di Castel Sant’Angelo.

5. Campo de' Fiori

Antica Locanda della Vacca: Vannozza Cattanei 

Arriviamo a Campo de' Fiori, precisamente davanti all’insegna dell’Antica locanda del Gallo, anche conosciuta come Albergo della Vacca. La locanda fu acquisita nel XVI secolo da Vannozza Cattanei, amante di papa Alessandro VI Borgia quando era ancora cardinale, e madre di quattro dei suoi figli: Lucrezia, Cesare, Giovanni e Goffredo, tutti nati sul posto. Ancora oggi, l'edificio reca lo stemma di famiglia di Vannozza. All'angolo della Locanda, c'è un'edicola religiosa che raffigura la Madonna dell'Immacolata, conservata in una cornice riccamente decorata. Sotto, in un cartiglio di marmo, l'iscrizione dedicatoria: "TOTA PULC(H)RA ES ET MACULA NON EST IN TE" ("Sei tutta bella e in te non c'è macchia").

La piazza delle esecuzioni:

Torniamo verso la piazza, dominata dalla statua del filosofo Giordano Bruno, qui morto nel febbraio del 1600, condannato per eresia. Ma a Campo de’ Fiori non venivano solo bruciati gli eretici; qui avevano luogo anche le esecuzioni di donne colpevoli di aver avvelenato i mariti. La vicenda più famosa a riguardo è quella di Giulia Tofana. Cortigiana della corte di Filippo IV di Spagna e fattucchiera, accusata di aver avvelenato il marito Francesco, è considerata una serial killer sui generis, in quanto simpatizzava per le donne che si sentivano intrappolate in matrimoni sbagliati, alle quali vendeva veleni da somministrare ai mariti. Nel 1640, inventò l'acqua tofana, un veleno altamente tossico, capace nel giro di pochi giorni di provocare al malcapitato una morte apparentemente naturale. Riuscì a trascinare in questa attività anche sua figlia. Una sua cliente, la contessa di Ceri, per liberarsi del marito, utilizzò tutto il veleno della boccetta, insospettendo i parenti del defunto. Le indagini condussero a Giulia Tofana, che fu imprigionata e torturata, e ammise di aver venduto veleni, soprattutto a Roma. Nel luglio 1659, fu condannata e giustiziata in Campo de' Fiori, insieme alla figlia e ad altre 3 donne.

6. Via di Monserrato, 42: Carcere di Beatrice Cenci

Lasciamo la piazza alle nostre spalle e raggiunto Palazzo Farnese, ci incamminiamo lungo Via di Monserrato fino al civico 42; Il carcere di Beatrice Cenci.

Via di Monserrato è una delle più belle e interessanti strade di Roma. Qui, i Savelli, nominati Marescialli di Santa Romana Chiesa e primi custodi del conclave, esercitarono la giurisdizione criminale, trasformando un palazzo di loro proprietà in tribunale e carcere. Quest’ultimo, in funzione dal 1430 al 1654, all'inizio fu destinato soltanto agli ebrei ma, successivamente, iniziò a ricevere anche i rei comuni.  Tra i carcerati più famosi, si ricordano Beatrice Cenci e la matrigna Lucrezia, le quali da qui, come riportato su un'iscrizione del palazzo di Corte Savella, mossero verso il patibolo l'11 settembre 1599. Quando, nel 1655, furono istituite le Carceri Nuove, la Corte Savella fu soppressa e l'edificio fu acquistato dal Collegio Inglese.

7. Regina Coeli e la Resistenza romana

Ci lasciamo alle spalle la sponda sinistra del Tevere e attraversiamo Ponte Mazzini. Passiamo davanti al carcere di Regina Coeli, al centro di una particolarità unica della città eterna: succede ancora oggi che le famiglie dei carcerati si affaccino dal Gianicolo, dal balcone sotto al faro e, sfruttando la cassa di risonanza naturale offerta dal colle, facciano arrivare a chi è rinchiuso in cella i loro messaggi. Durante la dittatura fascista e la II Guerra Mondiale, a Regina Coeli vennero carcerati molti dissidenti e oppositori politici del regime, e da qui partirono alcune delle vittime delle Fosse Ardeatine. E’ dunque questo il luogo giusto per ricordare due figure molto importanti della Resistenza e guerra di liberazione a Roma.

Maria Teresa Regard, partigiana e scrittrice italiana, a soli 16 anni scopri l'impegno politico, avvicinandosi a un gruppo trotzkista (dottrina comunista che oppone alla tesi staliniana del socialismo). Nel 1941, conobbe Antonello Trombadori (giornalista e politico italiano), si iscrisse al partito comunista italiano e partecipò all'azione contro il comando tedesco; nel 1944, vestita da tedesca, lanciò una bomba alla stazione Termini, ristoro dei tedeschi, uccidendo 3 ufficiali. Con queste azioni, venne promossa al grado di tenente. Ricevette la medaglia d'argento al valor militare alla fine della II Guerra Mondiale. Per il coraggio e il servizio reso, il Comune di Roma le ha dedicato un tratto del percorso ciclopedonale che da Ponte Milvio porta a Castel Giubileo. 

Carla Capponi, partigiana e politica italiana, accorre al policlinico e diventa volontaria dopo il bombardamento a San Lorenzo. Nel 1943, da volontaria, sulla linea del fuoco della battaglia per la difesa di Roma dalla truppe tedesche l’8 settembre, si unisce ad un gruppo di donne per curare i feriti. Dopo l’occupazione tedesca, il 26 dicembre dello stesso anno, in bicicletta lancia un ordigno esplosivo proprio contro l'ingresso del carcere Regina Coeli, dove i militari tedeschi si davano il cambio di guardia. Nel 1944, Carla è vicecomandante dell'unità partigiana, operante tra Valmontone, Zagarolo e Palestrina, con il grado di capitano. Riceve la medaglia d'oro al valore militare e, prima della sua morte, pubblica il libro di memorie Con il cuore di donna.

8. Santo Spirito in Sassia: Ruota degli esposti e primi orfanotrofio di Roma

La nostra prossima tappa è la “Ruota degli esposti”, ancora oggi visibile in prossimità dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia. La sua storia risale al Medioevo, quando l'estrema povertà costringeva spesso le madri ad abbandonare i propri figli presso le istituzioni religiose. Cosi, Innocenzo III si occupò di trovare un rimedio a questa tristissima pratica. Fece costruire una struttura per mezzo della quale le madri potessero - in modo del tutto anonimo - abbandonare i loro piccini e affidarli alle cure dell'ospedale. Lo sportello che dava accesso alla ruota era dotato di una grata che permetteva di adagiare all'interno solo neonati. Il nuovo arrivato veniva avvolto in un drappo azzurro e, da quel momento, diventava “figlio della Casa”, cominciando la sua nuova vita. Il cognome che gli veniva assegnato era “Esposito” proveniente dal termine "esposto". 

9. Castel Sant’Angelo: il fantasma di Beatrice Cenci e la sua esecuzione

Questa lunga passeggiata termina proprio nel luogo dove trovò la morte il più famoso fantasma di Roma: Beatrice Cenci. Si dice che il suo spettro compaia nella notte fra il 10 e l'11 settembre, lungo il ponte che conduce a Castel Sant'Angelo.

Beatrice, proprio l’11 settembre del 1599, diede prova di estremo coraggio, restando impassibile di fronte alla sua prossima esecuzione, dando conforto al piccolo Bernardo, atterrito dagli eventi. Ciò conferì alla bella e giovane donna una popolarità incredibile. Una “Giovanna D’arco” romana che, con passione e animo, lottò per la sua dignità, per il suo diritto di essere rispettata. Ora, nelle notti di luna piena, la sua figura diafana appare sul Ponte Sant’Angelo, o presso gli antichi luoghi di detenzione - le prigioni di Corte Savella vicino piazza Farnese - per dare un brivido a qualche turista e per rammentare la sua triste vicenda alle vittime innocenti dello strapotere avido e spietato.

 

Progetto a cura della 4F IIS Luigi Einaudi  
 

Gallery 
Rupe Tarpea
Santa Francesca Romana-Monastero delle Oblate
Portico di Ottavia
Cornelia Madre dei Gracchi mostra i suoi due figli, Philipp Friedrich Hetsch, Staatgalerie, Stoccarda
Ritratto di Beatrice Cenci, Guido Reni, Palazzo barberini
Antica Locanda della Vacca - Vannozza Cattanei
Ritratto di gentildonna (Vannozza Cattaneo), Innocenzo Francucci da Imola, Galleria Borghese
Maria Teresa Regard
Carla Capponi
Chiesa di Santo Spirito in Sassia con lo Spedale degli Infermi et Fanciulli Esposti nel Rione Borgo, G.B. Falda (1667-1669)
Santo Spirito in Sassia-la ruota degli esposti
Castel Sant'Angelo - Andrea Catalani
immagine copertina 
Ritratto di Beatrice Cenci, Guido Reni, Palazzo Barberini
Modificato da redazione 

I ragazzi dei PCTO ci raccontano Roma

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I ragazzi dei PCTO ci raccontano Roma
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Anche quest’anno, gli allievi delle scuole superiori hanno partecipato con entusiasmo ai PCTO, ovvero ai Percorsi per le Competenze Trasversali e dell'Orientamento, promossi dal Dipartimento Turismo, Formazione Professionale e Lavoro.

Gli studenti si sono messi in gioco con le competenze finora acquisite per avere un primo assaggio di un reale contesto lavorativo.

Il compito loro assegnato, significativo di questa esperienza, li ha portati alla realizzazione di un elaborato che ora potrà essere utilizzato per integrare le attività del Dipartimento.

Le scuole selezionate per la pubblicazione del loro progetto sul sito turismoroma.it, il sito ufficiale del Turismo di Roma Capitale, sono la 4F dell'IIS Luigi Einaudi, che ha preparato un itinerario al femminile sulle vicende delle donne dall'antichità alla Resistenza, e la 3C del Liceo Francesco D'Assisi che, invece, ha realizzato un persorso inedito, al di fuori dei soliti itinerari turistici, nel quartiere di Centocelle.

Donne di Roma - 4F IIS Luigi Einaudi

Centocelle on web - 3C Liceo Francesco D'Assisi

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PCTO-Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento 2019-2020
Modificato da redazione 

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