Julian Rosefeldt (Monaco di Baviera, 1965), dal 26 febbraio al 22 aprile, ridisegna l’architettura del Palazzo delle Esposizioni con l’installazione “Manifesto”: 13 proiezioni, 13 grandi schermi e 13 storie per rendere omaggio alla bellezza letteraria dei manifesti artistici del primo e secondo Novecento e, contemporaneamente indagare il ruolo svolto dalla figura dell’artista nella società moderna.

Manifesto1_630x473L’opera si fonda su una laboriosa ricerca e selezione di 50 manifesti sia firmati in gruppo, come quelli dei Pittori futuristi, del John Reed Club di New York, di Fluxus, di Coop Himmelb(l)au e di Dogma 95, che dichiarazioni individuali di artisti visivi, danzatori, filosofi, antropologi, registi, femministe, tra cui Tristan Tzara, Lucio Fontana, Aleksandr Rodchenko, Filippo Tommaso Marinetti, Guillaume Apollinaire, Bruno Taut, Vasilij Kandinskij, Wyndham Lewis, Francis Picabia, Georges Ribemont-Dessaignes, Paul Éluard, Louis Aragon, André Breton, Jim Jarmusch, Lars von Trier e Thomas Vinterberg, Werner Herzog, Lebbeus Woods.

Manifesto2_630x473Sotto forma di collage video, i manifesti sono stati trasposti in tredici brevi film, ognuno di 10 minuti e 30 secondi, magistralmente interpretati dall’attrice, due volte Premio Oscar, Cate Blanchett.

La struttura che ospita la mostra, costruita all’interno dello splendido edificio in stile neoclassico, permette ai visitatori di fruire una proiezione alla volta, ma anche percepire di tanto in tanto, quando immagini, suoni e parole inaspettatamente e inspiegabilmente si sintonizzano, la potenza di un coro.

La versatile artista australiana recita dodici diversi copioni ciascuno dedicato a un diverso movimento artistico e composto da un collage di manifesti, passando dall’uno all’altro, dando prova di innegabile bravura.

I personaggi, ad eccezione di uno, sono tutti femminili per contrastare lo spirito maschile dei manifesti la maggior parte dei quali sono scritti da uomini.

Manifesto3_630x473Il senzatetto – unico personaggio maschile – che vagabonda tra le rovine di un grande impianto industriale sbraita manifesti surrealisti; l’agente di cambio, dall’immensa sala della borsa, lancia proclami futuristi; l’operaia di un inceneritore di rifiuti evoca le visioni estreme dell’avanguardia architettonica; un’amministratrice delegata, prendendo la parola a un party, sostiene le teorie del Vorticismo, del Cavaliere azzurro e dell’Espressionismo astratto; una punk alterata rimugina tra sé di Stridentismo e Creazionismo; la scienziata, approdata nella sala anecoica di un laboratorio hi-tech, partecipa i programmi di suprematisti e costruttivisti; l’oratrice a un funerale discetta sulla morte, sul niente, sul non senso di DADA; la burattinaia che fabbrica il suo alter ego si rivela surrealista e spazialista; una madre, raccolta la famiglia intorno al desco, recita, come una preghiera, le intenzioni trash di un artista pop; una severa coreografa urla al suo corpo di ballo le parole di quanti hanno teorizzato Fluxus, Merz e gli happening; una cronista televisiva e il suo doppio: una finta corrispondente, annuncia Arte concettuale e Minimalismo; una maestra elementare consegna ai suoi giovani allievi i precetti del nuovo cinema.

Manifesto4_630x473Nel prologo, della durata di 4 minuti, si vede una miccia che brucia sulle parole del Manifesto del Partito Comunista scritto nel 1848 da Karl Marx e Friedrich Engels, scelto, evidentemente, per sottolineare la comune matrice rivoluzionaria di queste dichiarazioni di poetica.

La maggior parte dei manifesti sono scritti da autori “giovani e forti”, “aggressivi”, “energici” e “temerari”, pronti ad abbandonare il passato come una carogna e ignorare il futuro per vivere il presente: come risuonano le loro dichiarazioni a distanza di anni? Come si combinano i loro discorsi spinti oltre i “confini estremi della logica” con la vita di tutti i giorni di un senzacasa, di una casalinga, di una operaia o di una insegnante?

L’artista, sensibile ai temi sociali e politici, ha definito Manifesto una sorta di Call to action, una chiamata all’azione, un atto di fiducia riposto nella possibilità di cambiare il mondo, invertirne le regole.

dal 26-2-2019 al 22-4-2019

Sede Palazzo delle Esposizioni

Indirizzo

Via Nazionale, 194

Via Piacenza, snc

Via Milano, 13

Via Milano, 9A

Acquisto online: http://ecm.coopculture.it/index.php?option=com_snapp&view=event&id=210C4F1C-90BA-30C3-5BE5-0168B8505FE4&catalogid=B6C86563-879E-1190-4F1E-0168DC2F7F2C&lang=it

Sito web: www.palazzoesposizioni.it/mostra/manifesto-julian-rosefeldt

Orario

Dal 26 febbraio al 22 aprile 2019

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 10.00 alle ore 20.00. 
Venerdì e sabato dalle ore 10.00 alle ore 22.30.
Lunedì chiuso.
 
L'ingresso è consentito fino ad un'ora prima della chiusura.

Periodo

26-2-2019 al 22-4-2019