Secondo la leggenda, l’isola Tiberina si sarebbe formata in modo singolare: i cittadini romani, dopo aver cacciato il re Tarquinio il Superbo, in segno di odio verso il tiranno, gettarono le sue messi nel Tevere e l’accumulo di fango che vi si depositò sopra favorì il formarsi dell’isola stessa.
In realtà un compatto banco di tufo, simile a quello del vicino colle Capitolino, costituisce l’elemento geologico di base sul quale naturalmente si sono sedimentate le sabbie condotte dalla corrente.
Un’altra antica tradizione spiega il collegamento, da sempre esistente, di quest’isola con l’attività di assistenza ai malati e anche rende comprensibile il significato di una denominazione che la caratterizza: la Nave di Pietra. Nel 291 a.C. la città di Roma era stata colpita da una terribile pestilenza che aveva mietuto moltissime vittime e i sacerdoti, dopo aver consultato i libri sibillini, avevano inviato una delegazione ad Epidauro, luogo di culto di Esculapio, dio della Medicina. Gli ambasciatori tornarono a Roma portando sulla nave un serpente, animale caro al dio. All’altezza dell’isola Tiberina, come riporta Ovidio nelle Metamorphosi, il serpente spiccò un salto e nel punto in cui si rifugiò fu innalzato un tempio dedicato ad Esculapio. In effetti l’isola Tiberina simula nella sua stessa forma la linea di una nave.
Nel 1582, i frati spagnoli della Chiesa di San Giovanni Calibita vi organizzarono un ospedale che è ancora oggi in funzione e che deve la sua denominazione di “Fatebenefratelli” alla litania che i buoni religiosi cantilenavano uscendo all’imbrunire per la questua.


